L’architetto Alvise Spadaro ha raccontato ad Adrano la storia dei Caravaggio in terra siciliana

Si è svolta ieri, presso la suggestiva cornice della sala De Andrè del Palazzo Bianchi di Adrano, la conferenza “Caravaggio in Sicilia – Il percorso smarrito”, organizzata dall’Archeoclub Paesi dell’Etna con il patrocinio del comune di Adrano.
Ad illustrare il percorso in terra siciliana del grande artista italiano, l’architetto Alvise Spadaro coadiuvato dalla moderatrice della conferenza Maria Rosa Vitaliti. Presenti all’evento anche alcuni membri del consiglio comunale adranita.
Una serata dedicata al racconto del passaggio nell’isola di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, soprattutto in tre delle più belle città nostrane: Siracusa, Messina e Palermo. Spadaro, dopo uno studio approfondito sull’argomento durato otto anni, ha voluto sottolineare la straordinaria intelligenza artistica del pittore milanese, formatosi inizialmente a Roma sotto la custodia e la protezione del Cardinale Francesco Maria del Monte che credette subito nel suo talento e lo aiutò ad accrescere la sua fama, permettendogli di realizzare figure a mezzobusto da regalare poi all’elité che egli stesso frequentava.

Ma è sulla permanenza del Merisi in Sicilia che si è focalizzata l’attenzione dello stesso Spataro, in particolare sull’illustrazione delle opere siciliane del Merisi, portatrici di estrema importanza poichè l’artista le realizzò in totale autonomia, inventando i temi in maniera estremamente originale e sfiorando campi a lui prima sconosciuti, come ad esempio quello dell’archeologia, che ebbe modo di approfondire vivendo per un breve periodo a Siracusa.
Ma è soprattutto in territorio peloritano, in particolare a Messina, che Caravaggio lasciò ampia traccia di sé: nella Chiesa dei Padri Crociferi (ora nel Museo Regionale) spiccava la Resurrezione di Lazzaro, in cui viene prepotentemente fuori la drammaticità tipica della produzione siciliana del Merisi. La dirompente concitazione dei personaggi, presente nell’opera, non lascia indifferente lo spettatore, che non può far a meno di amalgamarsi emotivamente al dipinto.
Anche a Palermo troviamo tracce del genio milanese, ricordando il Presepio realizzato per per l’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo, trafugato poi nel 1969.
Una terra, la Sicilia, privilegiata dalla presenza delle tracce del passaggio di questo pittore straordinario, artista dall’animo buio e dall’estro divino, che, dopo la morte, perse tutto il lustro ottenuto fino a quel momento.

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