Ventinove arresti nella notte fra cui un poliziotto; due latitanti, due all’estero. Patto con gli Scalisi per la spartizione degli “affari”

Operazione antimafia ad Adrano, nel corso della notte, della Polizia di Stato (il locale Commissariato e la Squadra Mobile di Catania). Su delega della Procura Distrettuale Antimafia di Catania, i poliziotti hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare, emessa lo scorso 23 gennaio dal Gip del Tribunale di Catania, nei confronti di 33 presunti affiliati al clan Santangelo Taccuni, alleato della cosca catanese Santapaola Ercolano, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga, estorsione, rapina, furto, reati contro il patrimonio, armi, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto del clan, per agevolarne le attività illecite. Il blitz è stato denominato in codice “Adranos”.

Ventinove le ordinanze notificate, alcune in carcere; due persone sono sfuggite alla cattura (sono state arrestate nei giorni successivi ndr leggi l’articolo, altre due si trovano all’estero. Fra le persone finite in manette anche il poliziotto Francesco Palana, in forza al commissariato adranita, sospeso dal servizio.
Il clan “Santangelo-Taccuni”, diretto dal boss storico Alfio Santangelo, era organizzato sul territorio da Antonino Quaceci e da Nino Crimi che, dopo l’arresto avvenuto nell’aprile del 2015, vennero sostituiti da Salvatore Crimi e Gianni Santangelo.

I NOMI DELLE PERSONE ARRESTATE

Alfio Santangelo, 65 anni, conosciuto come “Taccuni”, pregiudicato, detenuto;
Antonino Quaceci, 48 anni, conosciuto come “Topo grigio”, pregiudicato, detenuto;
Nino Crimi, 38 anni, conosciuto come “ u ricuttaru”, pregiudicato,  detenuto;
Salvatore Crimi, 32 anni, conosciuto come “Turi ‘u cani”, pregiudicato, detenuto;
Gianni Santangelo, 35 anni, conosciuto come “Giannetto”, pregiudicato;
Antonino Bulla, 35 anni, conosciuto come  “u picciriddu”, pregiudicato;
Giuseppe La Mela, 45 anni, conosciuto come “Pippu Tarantella”, pregiudicato,  sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza;
Antonino La Mela, 43 anni, conosciuto come “ Ninu Tarantella” , pregiudicato;
Vincenzo Bulla, 24 anni;
Rosario Massaro Galati, 24 anni, conosciuto come “spara frecce”, pregiudicato;
Nicola D’Agate, 29 anni, pregiudicato, detenuto;
Nicolò Trovato, 27 anni, conosciuto come “bulldozer” , pregiudicato;
Maurizio Pignataro, 41 anni, conosciuto come “u sceriffu”, pregiudicato, agli arresti domiciliari;
Nicolò Rosano, 38 anni, conosciuto come “Pipituni”, pregiudicato;
Vincenzo Rosano, 50 anni, conosciuto come “Pipituni”, pregiudicato, sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza;
Francesco Rosano, 28 anni, conosciuto come “Pipituni”, pregiudicato, detenuto all’estero;
Salvatore Sangrigoli, 21 anni, pregiudicato, agli arresti domiciliari;
Salvatore Quaceci, 26 anni;
Marco Ricca, 28 anni, pregiudicato;
Andrea Palmiotti, 39 anni, pregiudicato;
Francesco Palana, 45 anni, agli arresti domiciliari;
Ignazio Vinciguerra, 53 anni, conosciuto come “Gnaziu ‘a cascia”, pregiudicato;
Antonino Foti, 25 anni, conosciuto come “Ninu ‘u sceccu”, pregiudicato;
Vincenzo Nicolosi, 29 anni, conosciuto come “Bafacchia”, pregiudicato;
Alfredo Pinzone, 54 anni, pregiudicato, detenuto;
Nicola  Mancuso, 36 anni, pregiudicato, detenuto;
Biagio Trovato, 28 anni, pregiudicato, detenuto;
Angelo Pignataro, 30 anni, pregiudicato, detenuto;
Luigi Leocata, 48 anni, per il quale il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari, arrestato a Piacenza.

I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa avvenuta in mattinata in Procura e presieduta dal Procuratore capo Carmelo Zuccaro.
Le indagini del Commissariato adranita e della Mobile di Catania hanno ricostruito i vertici della cosca Santangelo, che sono stati decapitati con gli arresti odierni, e disarticolato i suoi ranghi.
Agli affiliati del clan Santangelo sono contestati episodi estorsivi, traffico di stupefacenti, una rapina in abitazione, un furto di bancomat nei confronti di un istituto di credito con l’utilizzo di escavatore.
Gli inquirenti si sono avvalsi di intercettazioni telefoniche ed ambientali, osservazioni e pedinamenti sul territorio e dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. Emerso il “patto” stretto con il clan rivale Scalisi: dopo anni di guerra, le due organizzazioni malavitose si erano spartite gli affari illeciti nel territorio ed i proventi delle estorsioni. In particolare, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali è emerso il controllo del locale mercato ortofrutticolo, condiviso dalle due cosche, con l’imposizione del “pizzo” agli operatori di settore, nonché quello dell’ingrosso delle carni.

Proprio a riprova della condivisione di illeciti interessi tra le due cosche egemoni sul territorio, nella misura cautelare, a Antonino Bulla e Antonino La Mela – in concorso e riunione tra loro e con Pietro Maccarrone e Nicola Amoroso, appartenenti al clan Scalisi – è contestata una tentata estorsione nei confronti del titolare di un’impresa di estrazione di materiale lavico, con sede ad Adrano, minacciato di gravi ritorsioni contro l’incolumità personale e contro l’integrità dei beni aziendali. In particolare, sono stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo dei beni aziendali per costringere la vittima a versare somme di denaro. L’estorsione, tuttavia, non è stata conclusa per l’opposizione della vittima.

A Nicola D’Agate e a Andrea Palmiotti è stata contestata un’estorsione, in quanto i due hanno costretto, dietro minacce implicite, una vittima a versare la somma complessiva di 31.000 euro corrisposta in contanti per l’importo di mille euro e mediante assegno postale di 30.000 euro.
All’organizzazione mafiosa ed in particolare a Salvatore Crimi, Nicola D’Agate e Alfredo Pinzone, è riferibile il tentato furto commesso la notte del 25 dicembre 2015 ai danni della filiale del Banco Popolare Siciliano, sita a Santa Maria di Licodia in via Vittorio Emanuele. Nella circostanza, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di Adrano arrestava, in flagranza di reato, Maurizio Pignataro, Nicolò Trovato nonché altri due malviventi – che non sono tra i destinatari della misura cautelare – i quali, poco prima, dopo avere bloccato le strade di accesso all’istituto di credito, utilizzando un escavatore, risultato rubato, scardinavano dalla parete su cui era installato il bancomat tentando di portar via il denaro ammontante a 75.000 euro circa.

In sede di sopralluogo eseguito dagli investigatori della Mobile e del Commissariato di P.S. di Adrano, unitamente a personale del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Catania, venivano rinvenuti e sequestrati una Fiat Uno, un Fiat Ducato ed una Fiat Punto, tutti risultati provento di furto ed utilizzati per commettere l’azione criminosa.
Nel corso delle indagini, inoltre, sono stati acquisiti elementi di responsabilità nei confronti di Nino Crimi, Nicolò Trovato, Francesco Rosano e Maurizio Pignataro, il primo in qualità di mandante e gli altri di esecutori materiali, di una cruenta rapina in abitazione, avvenuta la notte del 23 gennaio 2015. Dopo essersi introdotti all’interno dell’abitazione di una donna a Santa Maria di Licodia colpivano ripetutamente alla testa il convivente della stessa con il calcio della pistola e minacciando, brandendo pistole e coltelli, la donna, la madre ed il convivente, se non avessero indicato il luogo della cassaforte in cui era custodito il denaro, ben 480.000 euro, che i rapinatori riuscivano a portar via.

Emerso il vasto traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, marijuana ed hashish, promosso da Nino Crimi, Salvatore Crimi, Gianni Santangelo, e gestito, tra gli altri, da Antonino Bulla. Confermata la circostanza che gli Scalisi si rifornivano di droga dai Santangelo.
Nel corso delle indagini sono stati effettuati arresti in flagranza di reato e sequestri di stupefacenti, dei quali si riportano i più significativi:
In data 12 maggio 2015, è stato tratto in arresto Rosario Galati Massaro ritenuto responsabile del reato di detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti. Ad esito di perquisizione, eseguita all’interno di un garage ubicato ad Adrano in via Galileo Galilei n.20, in possesso del predetto, sono stati rinvenuti 760 grammi circa di cocaina, in parte già suddivisa in dosi, n.2 panetti di hashish, per un peso complessivo di 215 grammi circa, e 15 grammi circa di marijuana, nonché materiale utile per il confezionamento della sostanza stupefacente e n.9 passamontagna.

In data 15 settembre 2015, personale di questa Squadra Mobile, unitamente a personale del Commissariato P.S. di Adrano in contrada “Pigno” in agro di Adrano, ha rinvenuto e sequestrato, a carico di ignoti, in aperta campagna, abilmente occultati sotto un cumulo di pietre, kg.1,130 di eroina, suddivisi in due panetti.
In data 5 marzo 2016 è stato tratto in arresto un pregiudicato ritenuto responsabile del reato di detenzione ai fini dello spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina. Nel corso di un servizio di osservazione, il citato pregiudicato è stato sorpreso mentre, unitamente ad un altro giovane riuscito a dileguarsi, prelevava un involucro contenente sostanza stupefacente del tipo cocaina nascosto in un fondo agricolo, di libero accesso, sito nel territorio di Adrano, contrada “Passo Zingaro”.

Il successivo controllo consentiva di rinvenire e sequestrare, nascosti tra alcuni massi, n.222 involucri contenenti sostanza stupefacente del tipo cocaina per un peso complessivo di grammi 75 circa. Nella tarda serata il giovane riuscito a dileguarsi veniva identificato in Nicola D’Agate, il quale, vanamente ricercato, è stato indagato in stato di irreperibilità per concorso nei medesimi reati. Il successivo giorno 8 marzo D’Agate è stato posto in stato di fermo di indiziato di delitto.
In data 8 marzo 2016, è stato tratto in arresto Marco Ricca ritenuto responsabile dei reati di detenzione illegale di arma da fuoco clandestina, munizionamento, ricettazione della medesima, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana. Nel corso di una perquisizione eseguita in un fondo agricolo, con annesso fabbricato rurale, sito nel territorio di Adrano, contrada “Dagala”, di proprietà di Ricca, sono stati rinvenuti e sequestrati n.1 pistola semiautomatica, marca Beretta, modello 35, calibro 7,65, con matricola abrasa, completa di caricatore rifornito di 7 cartucce, n.35 cartucce calibro 7,65 e grammi 6 circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana. Nel prosieguo dell’attività di p.g., all’interno del citato fabbricato, è stata rinvenuta attrezzatura varia, tra cui numerose lampade alogene, atta alla coltivazione in serra di piante di marijuana.

La perquisizione, estesa al domicilio di Marco Ricca, ha consentito, inoltre, di rinvenire e sequestrare, altri 538 grammi circa di sostanza stupefacente del tipo marijuana.
Nel corso delle indagini sono stati riscontrati i rapporti tra Francesco Palana, Assistente Capo della Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di P.S. di Adrano – al quale è stata applicata la misura della custodia in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti – con Salvatore Crimi, uomo di fiducia del boss Alfio Santangelo, dal quale si approvvigionava di stupefacenti.
In data 26 aprile 2016, ad esito di mirato servizio, personale della Squadra Mobile ha tratto in arresto Palana per il reato di trasporto e detenzione di sostanza stupefacente. Sottoposto a controllo mentre transitava con la propria autovettura presso i caselli di San Gregorio dell’autostrada A/18 CT-ME, è stato trovato in possesso di gr.9,2 di cocaina occultati all’interno di un cofanetto. Nei confronti di Palana è stata adottata la sospensione cautelare dal servizio.

Nel corso delle perquisizioni eseguite a corollario dell’esecuzione della misura restrittiva, all’interno del vano contatore dell’Enel di pertinenza dell’abitazione di Nicolò Trovato è stata rinvenuta e sequestrata una c.d. “penna pistola”, pertanto il predetto è stato indagato in stato di arresto per detenzione illegale di arma da fuoco.
Alla fase esecutiva hanno partecipato 200 unità della Polizia di Stato, tra cui equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale ed unità eliportata del Reparto Volo di Palermo, e le Squadre Mobili di Messina e Piacenza.

 

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