A celebrare padre Giuseppe Calambrogio davanti a una intera città sgomenta

Sono iniziati alle 15:39 in una gremitissima chiesa di Santa Lucia ad Adrano, i funerali dei 4 giovanissimi adraniti (Erika Germanà Bozza  di 15 anni, Manuel Petronio di 17, Lucrezia Diolosà Farinato di 28 e Salvatore Moschitta di 20) morti nel terribile incidente di sabato notte sulla statale 121, allo svincolo per la zona industriale di Piano Tavola. A dare l’estremo saluto l’intera città che si è stretta attorno a parenti e amici. Quanti non hanno  trovato posto in chiesa, sono rimasti compostamente,  fuori ad ascoltare la celebrazione tramite un impianto di amplificazione. Gli amici delle giovani vittime, hanno indossato magliette bianche con diverse scritte per ricordarli. All’esterno della chiesa è stato affisso lo striscione con la scritta rivolta a Manuel: “Colui che amiamo e che abbiamo perso non è più dov’era ma è ovunque siamo”.

Presente con la fascia tricolore indosso, il sindaco di Adrano Angelo D’Agate, gli assessori Vincenzo Lucifora e Anna Rita Marcellino ed il deputato regionale Giovanni Bulla. A officiare il rito funebre padre Giuseppe Calambrogio che concelebra insieme a padre Nicola Petralia, a padre Pietro Strano e a padre Domenico Grasso. All’arrivo delle bare bianche, accolte da un lunghissimo e commosso applauso, è stato suonato il silenzio militare. Per oggi è stato proclamato il lutto cittadino, ed i negozi restano chiusi per l’intero svolgimento del rito funebre dalle 16 alle 17:30. Nel corso della cerimonia sono state lettere alcune lettere rivolte a Erika, Manuel, Lucrezia e Salvo.

Al termine del rito le bare bianche sono uscite dalla chiesa per il corteo funebre nell’ordine: Erica, Salvo, Manuel, Lucrezia, accolte in via Roma da fiori e palloncini bianchi e rossi a forma di cuore. I feretri hanno attraversato via Roma e via Aurelio Spampinato tra due ali di folla.

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INTERVISTE A PADRE GIUSEPPE CALAMBROGIO E AL SINDACO ANGELO D’AGATE CON IMMAGINI DEL FUNERALI

Nell’omelia, padre Giuseppe ha detto: «Cominciamo la riflessione con una domanda. Perché siamo in chiesa? Perché siamo cristiani. Noi cristiani consideriamo la chiesa la nostra casa per momenti di gioia e per i momenti di dolore come stasera. Fossimo rimasti fuori eravamo fuori casa. Ma chiediamoci anche che vuol dire essere cristiani? All’apparenza non c’è differenza tra cristiano e non. Abbiamo tutti capelli, naso, nasciamo alla stessa maniera e moriamo tutti. È solo questione di tempo.

Un certo dolore, come quello di stasera, è una tragedia. Da 46 anni che sono in questa chiesa non ho mai celebrato un funerale come quello di stasera. Siamo davanti ad un dolore grandissimo che tocca tutti. Ognuno si rammarica e ci si chiede come e perché. Bellissima una frase che ho letto “vivono”.  Ma dobbiamo comprendere se è solo una parola o una realtà. Se ne dicono tante parole. Che i nostri 4 fratelli vivano non è una semplice parola ma una realtà che dobbiamo comprendere.

Ieri sera ero seduto in chiesa e pregavo. Vedevo la madre che accarezzava la bara e i ragazzi che quasi abbracciavano la bara. Quell’abbraccio esprimeva un sentimento del cuore. Esprimeva amore. E cosa voleva dire quell’abbracciare questa bara e dare la carezza? Molto semplice “noi ti abbiamo amato non ti vogliamo morto ma vivo.” Ecco la grande verità. Chi ama non ama per un giorno un mese un anno ma per sempre. E noi preferiamo morire che veder morire la persona che amiamo. Nel nostro cuore si esprime il desiderio dell’eternità del vivere per sempre. Ecco la verità profonda.

La vita è volerci essere per sempre. Siamo soggetti alla morte e prima o poi accadrà. Migliaia di anni di pensiero e opinioni ma una sola verità. Dio creando le creature non ha messo in loro il veleno della morte. La morte non proviene da Dio o dalla natura ma proviene dal peccato. Il peccato originale di Adamo ed Eva. Ma esiste questo peccato? Non vi sono cattiverie, rabbie, prepotenze? Questo è il frutto del peccato. È quello che ha guastato e guasta la nostra vita. Ma come liberarci dal peccato? Il peccato lo può togliere solo Dio.

E cosa ha fatto Dio per toglierci il peccato? Gesù muore sulla Croce per distruggere il nostro peccato. Gesù muore ma non rimane a marcire in in sepolcro ma risorge. La morte non è l’ultima parola, ci sarà la sepoltura, ma l’ultima parola è Gesù. Nel Battesimo siamo stati resi figli di Dio e quindi la vita eterna di Dio Padre diventa vita eterna di noi figli. Non dimenticate. Venendo ho visto una gigantografia che parla di sogni. Ma da prete avrei messo “speranza” di vita eterna. Vivono? Vivono in Dio. Voi non dimenticherete i vostri cari ma dovete ricordarli pregando. Sant’Agostino durante la sua vita perde un amico carissimo. Lui era molto legato a quest’amico.

Sant’Agostino dice: “Se tu amerai in Dio coloro che ami non morranno mai perché vivono in Dio”. Che bello vedere parenti e amici numerosi. Io lo interpreto che noi siamo numerosi e ci vogliamo bene. Se questo dovesse durare solo qualche giorno o settimana sarebbe triste. Un poeta dice “la rosa ha vissuto lo spazio di un mattino”. Non è così. Noi vivremo per l’eternità. L’invito è venire in chiesa, frequentare la chiesa, la domenica. Perché abbiamo smesso l’idea si andare a messa la domenica? Per la chiesa non abbiamo tempo. E se invece fosse il contrario? Non è che non abbiamo tempo per la chiesa ma non abbiamo cuore per Dio. Da questo funerale ricaviamo un insegnamento per la nostra vita. La vita è preziosa, evitiamo il peccato, viviamo da figli di Dio per essere partecipi della sua salvezza».

 

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