Per Antonio Magro condanna con rito abbreviato. Il 19 luglio alla sbarra l’esecutore, Massimo Merlo, ed il complice, Massimo Di Maria

Arriva la prima condanna, con rito abbreviato, per l’omicidio di Maurizio Maccarrone, l’impiegato 43enne adranita ammazzato a pistolettate sotto casa, in via Cassarà ad Adrano, la mattina del 14 novembre 2014 (rileggi l’arresto). Per il mandante dell’esecuzione, Antonio Magro, legato al clan Morabito Rapisarda di Paternò, il giudice per le indagini preliminari Pietro Currò ha inflitto una condanna a 30 anni di carcere. A rappresentare la pubblica accusa il sostituto procuratore Assunta Musella. Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni. A fare scattare la molla omicida nella testa di Magro sarebbe stata la gelosia per una presunta relazione, tuttavia non provata, fra la vittima e una donna che in passato era stata legata a lui.

Antonio Magro è attualmente detenuto in quanto coinvolto nell’operazione antimafia “En plein” e destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere per aver partecipato, come vedetta, all’omicidio del boss Turi Leanza, avvenuto a Paternò 4 anni fa. Nel processo per l’omicidio Maccarrone, la moglie della vittima si è costituita parte civile. Per l’esecuzione sono attualmente detenuti Massimo Merlo (il killer, legato al clan Scalisi di Adrano) e Massimo Di Maria (rileggi l’arresto), che guidava la moto utilizzata per l’agguato. I due verranno processati con rito ordinario. Il processo si aprirà in Corte d’Assise il 19 luglio. L’intera scena dell’omicidio (foto sopra) venne ripresa da un circuito di videosorveglianza. Le immagini (in alto il video) diedero la svolta alle indagini insieme alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Gaetano Di Marco, affiliato al clan Scalisi.

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