Il giudice non ha ritenuto abbastanza forti le motivazioni presentate dal Comune

“Il ricorso, ad un primo sommario esame proprio della fase cautelare, non appare sorretto da sufficienti profili di fondatezza tali da farne ipotizzare un esito favorevole nel merito”. Sono queste le parole pesanti quanto un macigno, contenute nell’ordinanza emessa lo scorso 10 ottobre dal presidente della prima sezione del Tar Sicilia di Palermo Calogero Ferlisi, che rigettano la richiesta di sospensiva della graduatoria dei progetti di Servizio Civile Universale da realizzare in Italia e all’Estero pubblicata dalla Regione Siciliana avanzata dal comune di Adrano

Un ricorso presentato lo scorso mese di agosto dall’amministrazione D’Agate contro il Dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali della Regione Siciliana e, in qualità di controinteressato, anche nei confronti del comune di Santa Maria di Licodia che si è aggiudicato il finanziamento di un progetto su tre sedi. L’esclusione di “Insieme volontariamente attivi per Adrano IV” era avvenuta perché, secondo il Dipartimento alla Famiglia regionale, il progetto dell’ente adranita presentava  dei criteri aggiuntivi – nello specifico rivolti a giovani con minori opportunità – che rendevano il progetto valutabile non dalla regione ma dall’ufficio nazionale del servizio civile. Quindi, un errato invio del progetto a Palermo anziché a Roma.

Criteri aggiuntivi che – come un bimbo che combina una marachella e che vuole ridurre la punizione cercando un’attenuante – erano stati definiti dal primo cittadino Angelo D’Agate e dal legale del comune come “eventuali”. Eventualità che non è stata ritenuta credibile nemmeno dal giudice che sempre nelle premesse dell’ordinanza di rigetto della sospensiva afferma come non sia possibile “utilmente rilevare – come prospettato dalla difesa del ricorrente – l’asserita marginalità del ruolo ad essi (giovani con minori opportunità, ndr) attribuito nel progetto”.

Ma ancora una volta, cercando di salvare un’immagine vacillante, gli amministratori comunali non riescono a “non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”. Lo scorso settembre, infatti, era stato l’assessore al bilancio Giuseppe Currao a dichiarare urbi et orbi che a seguito di un decreto cautelare monocartico il Comune era stato ammesso al Servizio Civile e che, pertanto, fosse possibile – nelle more della conferma del Tar – presentare le domande di partecipazione al progetto a seguito della pubblicazione del bando di concorso.

Ma una domanda, l’amministrazione, ce la conceda. In che maniera, gli uffici preposti avrebbero potuto ricevere le domande di partecipazione ai giovani interessati, considerato che da quest’anno le istanze si potevano presentare solamente attraverso piattaforma online gestita del Dipartimento della Gioventù, scegliendo il progetto in un apposito elenco, in cui Adrano non figurava?

Chissà, sulla scorta dell’esclusione ricevuta quest’anno, l’amministrazione adranita potrebbe già fare ammenda da ora dei propri errori, ritirando un ricorso il cui finale sembrerebbe essere già stato scritto e vigilando affinché chi di competenza attui tutte quelle misure necessarie per una buona riuscita dell’attività progettuale, comprese le partecipazioni alle riunioni informative predisposte dall’assessorato regionale, così da evitare negli anni avvenire nuovi strafalcioni progettuali.

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