Iniziate le deposizioni dei parenti delle vittime, i quali hanno confermato il decesso avvenuto in ambulanza

È entrato nel vivo oggi, con la seconda udienza che segna l’inizio della fase istruttoria, il processo “Ambulanza della morte” che si celebra davanti alla prima Corte d’assise del Tribunale di Catania. Alla sbarra il 43enne portantino adranita Davide Garofalo, accusato di omicidio aggravato di tre persone e di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il caso è quello portato alla luce del programma “Le iene” (Italia 1) che, sulla base del racconto di un testimone, fece emergere le morti sospette di almeno quattro persone avvenute in ambulanza, ma i casi potrebbero essere di più.

Secondo l’accusa, Garofalo provocò il decesso di malati terminali che stava riportando a casa dall’ospedale, per lucrarne su vestizione e funerale, “rivenduto” poi ad agenzie funebri compiacenti.
Dopo la prima udienza, con la costituzione delle parti civile ed i preliminari, oggi sono stati ascoltati tre testimoni, tutti familiari delle tre vittime. Un quarto testimone, che non era presente, verrà ascoltato nella prossima udienza già fissata per il 5 marzo. Tutti i testi, nelle deposizioni, hanno confermato il fatto che la morte dei loro parenti avvenne in ambulanza, poiché tutti – hanno sostenuto – erano usciti vivi dall’ospedale e a casa non arrivarono in vita.

 

Sulla richiesta dell’avvocato Salvatore Liotta, difensore di Garofalo, di far testimoniare tre giornalisti de “Le Iene”, il presidente della Corte d’Assise non si è ancora pronunciato. Prossima udienza come detto il 5 marzo per continuare ad ascoltare i familiari delle vittime.
Il 4 aprile, invece, si aprirà il processo per un secondo ambulanziere, Agatino Scalisi, accusato di un omicidio, che ha chiesto il rito abbreviato. Imputate, a diverso titolo, anche altre persone.

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