Roberta Rei e Diego Gandolfo hanno, sostanzialmente, ribadito quanto presentato nella denuncia dalla quale è partita l’indagine

Le “Iene” Roberta Rei e Diego Gandolfo sono state ascoltate oggi nell’ambito del processo 1 “Ambulanza della morte”, che vede unico imputato il 45enne ambulanziere adranita Davide Garofalo, accusato di omicidio aggravato nei confronti di tre persone e di estorsione aggravata dal metodo mafioso, che si sta celebrando davanti alla prima Corte d’assise del Tribunale di Catania. Assente il terzo testimone del programma Mediaset, Roberto Marcanti, la cui deposizione è stata stralciata d’intesa con la difesa.

Rei e Gandolfo hanno confermato quanto già sottoscritto in sede di denuncia. L’indagine “Ambulanza della morte” a Biancavilla, è scaturita proprio dai servizi giornalistici de “Le Iene”, trasmissione a cui si era rivolto il testimone di giustizia Luca Arena che voleva raccontare la vessazione a cui era sottoposta l’azienda funebre della sua famiglia, costretta a versare il “pizzo” al racket delle estorsioni, affinché il suo esempio fosse utile ai giovani. Da quel racconto sono emersi i sospetti per le morti in ambulanza, avvenute nel centro etneo, nel trasporto dei malati in fase terminale dall’ospedale a casa. Roberta Rei e Diego Gandolfo hanno sottolineato quanto fosse giornalisticamente interessante questo aspetto del racconto di Arena, successivamente approfondito e verificato.

Da quanto emerso nel programma, e poi nelle indagini, nel corso del breve tragitto, gli imputati Davide Garofalo (accusato di tre omicidi) e Agatino Scalisi (solo per uno, imputato in un secondo processo con rito abbreviato) avrebbero iniettato nelle vene dei malati aria per provocare la morte per embolia gassosa e lucrare, poi, nella vestizione e nella “cessione” della salma ad agenzie funebri compiacenti. Nelle successive verifiche, la troupe ha intervistato un testimone diretto dei fatti, conducente e operatore dell’ambulanza, che ha raccontato di aver visto l’imputato iniettare siringate d’aria nelle vene dei pazienti per accelerarne il decesso. Successivamente, sono stati intervistati alcuni parenti delle vittime che hanno confermato le morti in ambulanza ed altri particolari utili alle indagini.

Dopo la deposizione di Rei e Gandolfo, sono stati ascoltati un elettrauto ed un benzinaio i quali hanno riferito che Garofalo era sempre alla guida delle ambulanze quando queste venivano condotte in officina o al rifornimento. Infine, ha deposto il figlio di una malata terminale, deceduta in ospedale, al quale era stata proposta l’uscita dal nosocomio della madre come se fosse ancora in vita per evitare le procedure burocratiche in caso di uscita da morta.

Stamattina si è in pratica conclusa la fase delle testimonianze. La Corte ha nominato due consulenti medico legali per eseguire una perizia in grado di stabilire se iniettando aria da una piccola siringa si può effettivamente causare la morte per embolia gassosa ed, eventualmente, in che tempi. Prossima udienza il 15 settembre con il giuramento dei due consulenti.

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