Presso la sala consiliare del Comune di Belpasso, memoria dell’attentato al giudice Falcone e presentazione dell’associazione “Antimafia e Legalità”

“Capaci 24 anni dopo. Memoria, Impegno, Speranza”: questo il titolo dell’incontro che si è tenuto domenica 22 maggio nella sala consiliare del comune di Belpasso. Un incontro nato per celebrare la memoria della strage di Capaci che ventiquattro anni fa spezzò la vita di chi stava lavorando per donare una nuova speranza alla Sicilia, il giudice Giovanni Falcone, e con lui quella della moglie Francesca Morvillo e dei tre giovanissimi ragazzi della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Contestualmente, la presentazione della neonata associazione “Antimafia e Legalità”, che nella data simbolica del 23 maggio, nasce con l’obiettivo di combattere il fenomeno mafioso aiutando cittadini e imprenditori a denunciare l’usura, il racket e la corruzione. A coordinare l’incontro il giornalista Luciano Mirone, autore di numerose inchieste e libri sulla mafia.

 

Tante le personalità intervenute: Anna e Brizio Montinaro, sorella e fratello di Antonio Montinaro, uno dei tre agenti della scorta vittime nella strage di Capaci, i quali hanno ricordato il sacrificio del fratello morto durante lo svolgimento del suo servizio e testimoniato il dramma di chi resta; Linda Grasso, portavoce di “Agende rosse Palermo” e “Scorta Civica”, il movimento nato per sostenere il magistrato Nino Di Matteo e che tutti i giorni, da oltre due anni, fa sentire la sua vicinanza sostando davanti al Tribunale di Palermo; Salvatore Fiore, presidente dell’associazione “Antimafia e Legalità”, vittima dell’usura per oltre vent’anni che nel 2009 ha deciso di intraprendere la via della legalità denunciando e facendo arrestare i suoi aguzzini e che oggi si impegna con l’associazione a vincere la lotta contro il malaffare; Alfia Milazzo, presidente dell’associazione “La Città Invisibile” e fondatrice dell’orchestra giovanile e infantile “Falcone Borsellino”, che ha letto una commovente quanto cruda lettera immaginaria rivolta al giudice Falcone, nella quale gli racconta cosa è cambiato, se è cambiato, nella società civile da quel 23 maggio del 1992; Enzo Guarnera, avvocato penalista e vicepresidente di “Antimafia e Legalità”, che si è soffermato sull’importanza e sul valore della cultura dell’antimafia, quella vera.

Ospite d’eccezione della serata Salvatore Borsellino, fratello minore del giudice Paolo e fondatore del movimento “Agende rosse” che da anni si batte affinché sia fatta luce sui punti oscuri della strage di via D’Amelio. Un intervento toccante, quello di Salvatore Borsellino, che ha ricordato la figura del fratello non come eroe, piuttosto come vittima di uno Stato colluso. Un uomo che odiava la sua terra per ciò che era diventata, ma che allo stesso tempo la amava profondamente, tanto da volerla cambiare e restituirgli la libertà. Quasi un “mea culpa”, quello di Salvatore Borsellino, che si autoaccusa di esser scappato da giovane da Palermo, di aver vissuto in uno stato di colpevole indifferenza, scrollandosi di dosso i problemi della sua terra, laddove invece il fratello Paolo aveva scelto di restare, nel tentativo di donare un futuro di speranza ai propri figli e a tutti i figli di quest’isola. «Ho taciuto per troppo tempo. – dice Salvatore Borsellino durante il suo intervento – Ecco perché oggi giro per l’Italia per incontrare soprattutto i giovani e parlare loro di Paolo, di Giovanni e di tutti quelli che come loro hanno lottato per cambiare le cose e sconfiggere la mentalità mafiosa. Credo che ci sia speranza».

Ai microfoni di Yvii24 Salvatore Borsellino ha detto : «I giovani vogliono sapere, vogliono conoscere purtroppo il nostro paese in questo li aiuta poco perché la scuola, la televisione non fanno abbastanza per insegnargli la storia del nostro paese. Io qui ho sentito parlare di vera antimafia, la maniera in cui ne ho sentito parlare questa sera è quella giusta». Riguardo ai servizi offerti dall’associazione “Antimafia e Legalità”, il presidente Salvatore Fiore dichiara: «Noi diamo un supporto concreto di assistenza legale, fiscale e psicologica. Chi viene a denunciare non sarà solo. Il mio deve essere un esempio: nel 2009 ho denunciato 30 persone, oggi sono una persona libera». «Mi auguro – ci dice il giornalista Luciano Mironeche una serata come questa possa restare nei cuori e nelle menti di molti belpassesi, affinchè non vengano alle manifestazioni soltanto quando si tratta di commemorazioni, ma possano mettere in atto il messaggio che è stato lanciato».

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