Colpo di spugna sulla struttura che copre un bacino di 200 mila abitanti. Gli ospedali di Biancavilla e Paternò sono presidi di base

Vittima eccellente nella nuova rete ospedaliera siciliana, varata ieri la Ministero della Sanità su proposta dell’assessorato regionale Sanità. Con un colpo d’accetta è stato reciso di netto il reparto di Medicina fisica e riabilitazione, detto centro di recupero, dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, senza alcun preavviso e senza che la questione fosse al centro del dibattito sulla nuova sanità regionale. Un fulmine a ciel sereno che fa esplodere la rabbia del primo cittadino Pippo Glorioso che, in una nota, scrive: «È inaccettabile, perché tutto è avvenuto in tempi record, senza concertazione e coinvolgimento delle realtà territoriali e delle professionalità sanitarie. Ho già chiesto provvedimenti urgenti, con una lettera inviata stamattina, al Ministero della Salute, alla Regione Siciliana e all’Asp di Catania, per non perdere una eccellenza della sanità pubblica siciliana».

Insomma, mentre ci si preparava al taglio in pompa magna del nuovo ospedale, dopo decenni di attesa, anche se in forte ritardo sul ruolino di marcia, giunge una notizia che penalizza fortemente la sanità del territorio.
Il reparto si occupa delle patologie neurologiche, a partire dall’età neonatale, di traumatologia e riabilitazione motoria, vertebrale, reumatologica, logoterapia e servizi integrati con il reparto di Ortopedia, con interventi specialistici nel trattamento della frattura del femore in 48 ore. Copre un bacino d’utenza di oltre 200 mila abitanti del comprensorio Catania-Enna ed ha una media di oltre trentamila sedute di riabilitazione, con trattamenti ambulatoriali o in day hospital: un vero e proprio gioiello della sanità isolana.

«Si è ancora in tempo per risolvere queste criticità – chiude Glorioso – questo non è un problema soltanto di Biancavilla, ma è un serio rischio di rendere più povero l’intero territorio e il panorama della sanità pubblica, anche nell’ottica degli ospedali riuniti Biancavilla, Bronte e Paternò, e della provincia di Catania e di Enna. In questo scenario, ci ritroveremo in una situazione paradossale in cui vengono previsti trattamenti per i casi acuti e posti di lungodegenza, eliminando la fase intermedia ed essenziale della riabilitazione. Un controsenso che deve essere superato, per questo siamo convinti che si possa intervenire. Noi daremo battaglia, attuando tutte le iniziative necessarie per non farci scippare ciò che di buono abbiamo».

Per il resto, la nuova rete ospedaliera stabilisce che, in provincia di Catania, i presidi di base sono a Biancavilla e Paternò; dunque Paternò scongiura il drastico ridimensionamento che si temeva. A Catania ci saranno tre Dipartimenti di emergenza urgenza di secondo livello: il “Cannizzaro” (una unità complessa e 10 posti in più), il “Garibaldi” (che perde 3 unità complesse e 7 posti letto) e il Policlinico (16 primariati in meno nei vari presidi e 38 posti letto in meno). Nel Catanese i presidi di primo livello sono gli ospedali di Giarre, Acireale, Caltagirone. Militello e Bronte saranno presidi di zona disagiata.

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