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Sarebbe Biancavilla la città al centro della raccapricciante inchiesta delle Iene. Un’ambulanza privata uccideva i pazienti terminali e rivendeva le salme a un’agenzia funebre

Potrebbe essere Biancavilla, come molti sospettavano già da tempo, la città dell’ambulanza della morte al centro dell’inchiesta giornalistica delle Iene, il programma di Italia Uno, a cura di Roberta Rei, in cui si parla di malati terminali uccisi sull’ambulanza, mediante il pompaggio di aria nel sistema sanguigno per accelerare il decesso, in modo da “rivendere” la salma (a 300 euro) a un’agenzia di onoranze funebri.  I Carabinieri della compagnia di Paternò, su delega dei magistrati della Dda etnea, hanno acquisito diverse cartelle cliniche all’ospedale Maria Santissima Addolorata di Biancavilla. I vertici ospedalieri, i dirigenti, i medici ed il personale del nosocomio sarebbero estranei alla vicenda, attuata da un’ambulanza di un’associazione di trasporto pazienti.
La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un’inchiesta per omicidio, affidata al sostituto procuratore distrettuale Andrea Bonomo, dopo il servizio del programma Mediaset ed il racconto di un collaboratore di giustizia, che ha svelato i retroscena prima alla trasmissione e poi ai giudici.

Dalla Procura di Catania trapela che “l’inchiesta è seria”, ma le dichiarazioni del collaboratore “saranno sottoposte alle verifiche che il caso richiede”.
La morte, secondo l’ipotesi di indagine, avveniva durante il trasporto dall’ospedale a casa dei pazienti, dimessi perché ormai in procinto di spirare. In ambulanza la morte veniva accelerata per consentire l’intervento tempestivo dell’agenzia funebre che elargiva una bustarella per ogni salma. Il primo caso sarebbe avvenuto nel 2012.
«La gente non moriva per mano di Dio – dichiara il collaboratore a Roberta Rei – ma per guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50». Secondo il pentito «mentre il malato terminale tornava a casa siccome era in agonia e sarebbe deceduto lo stesso, gli iniettavano dell’aria con l’agocannula nel sangue, e il malato moriva per embolia sull’ambulanza, così i familiari non se ne accorgevano. Poi proponevano l’intervento dell’agenzia di onoranze funebri a cui erano collegati».

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