La Cassazione rigetta il ricorso presentato di suo pugno dalla 68enne che nel 2015 uccise il marito Alfio Longo. Rigettato anche il ricorso delle parti civili

Enza Ingrassia

Vincenzina Ingrassia, la 68enne biancavillese condannata a 12 anni di carcere in secondo grado con l’accusa di avere ucciso il marito Alfio Longo, la notte del 27 agosto del 2015, in quello che è passato alle cronache come “l’omicidio delle Vigne di Biancavilla”, sconterà il resto della condanna in carcere. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso che la signora ha presentato di suo pugno, non – dunque – tramite il legale che l’ha assistita, subito dopo il grado d’appello. In pratica, il ricorso ha ritardato l’ingresso in carcere della Ingrassia che, alla luce della riforma “Orlando”, non poteva presentare autonomamente l’istanza. La signora lascerà i domiciliari che sta scontando in casa di parenti. La Cassazione ha anche dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli avvocati di parte civile. Di conseguenza, sul processo per “l’omicidio delle Vigne” cala il sipario definitivamente.

«La vicenda giudiziaria – commenta l’avvocato Pilar Castiglia che ha difeso in primo e secondo grado Enza Ingrassia – si è conclusa in maniera definitiva con il concordato raggiunto con la Procura Generale. Da un punto di vista tecnico, sono soddisfatta. Rimane, però, la tragedia umana, che deve farci riflettere e deve spingerci a non rimanere nell’indifferenza quando una nostra familiare, una nostra amica, una nostra vicina di casa subisce violenza. Denunciare le violenze, sempre!» Conclude così l’avvocato Castiglia, che è anche presidente del Centro antistalking e antiviolenza “Calipso”.

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