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Dopo “Ambulanza della morte” il programma cult di Italia Uno si occupa delle morti per fluoroedenite, un problema che parte dei biancavillesi rigetta

Il programma d’inchiesta Mediaset “Le Iene” torna ad occuparsi di Biancavilla. Ad accendere i riflettori sul comune etneo, dopo la nota questione “Ambulanza della morte”, è l’inquinamento da amianto, o meglio da fluoroedenite, il minerale simile all’amianto estratto dalla cava di Monte Calvario e presente nel materiale utilizzato per scopi edili nel corso del ‘900, a cui sono addebitabili – dal 1988 a oggi – 59 di morti per mesotelioma pleurico maligno, con una incidenza 10 volte superiore rispetto al resto d’Italia. Una media di 2 casi ogni anno a fronte di una media nazionale di un caso ogni 5 anni. La problematica venne alla luce a metà degli anni 90 quando, a seguito di un rapporto dell’Istituto superiore di sanità, fu lanciato l’allarme dell’elevata incidenza di tumori pleurici riscontrati a Biancavilla.

Ad essere imputato come principale accusato di queste morti, a seguito di campionamenti, fu proprio il materiale estratto da quel monte utilizzato poi per le costruzioni delle abitazioni non solo biancavillesi, anche se le morti accertate riguardano solo questo comune, non essendo stati segnalati picchi anomali di decessi per mesotelioma in altre cittadine etnee, anche confinanti.
Il programma, nella puntata di ieri, ha raccolto diverse testimonianze sul territorio, tra qui quelle dei familiari di Dino Tomasello, idraulico biancavillese scomparso nel 2011 all’età di 23 anni, ucciso dal minerale inalato, causa del cancro alla pleura.

Nonostante il largo impegno sulla prevenzione portato avanti sia dalle amministrazioni locali sia dall’Asp, quello che emerge dal servizio è una sorta di rifiuto del problema di una parte dei cittadini biancavillesi. Se d’un lato con azioni di “spritz beton” – calcestruzzo spruzzato –, bonifica delle strade a fondo naturale, interventi sui prospetti degli edifici ed altre misure si è cercato di arginare il problema delle polveri provenienti da monte Calvario e diffuse su tutto il territorio, con un abbassamento della concentrazione sino al recente rientro nei limiti di legge, d’altra parte gli stessi cittadini devono prendere coscienza del problema che, forse, in parte, continuano a rifiutare più o meno coscientemente. Vengono infatti immortalati nel video alcuni operai che ancora oggi eseguono lavori di scavi senza l’impiego degli opportuni dispositivi di protezione individuale. Ingenti quantità di denaro, inoltre, andrebbero investite per il recupero e la bonifica di tutte quelle strutture che negli anni sono state costruite con materiali derivanti dal monte e che oggi sono fatiscenti, in larga parte costruzioni private.

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