La nostra rubrica “Lettere alla redazione”, ospita Alfina D’Orto: «Ogni assessore in media ha la durata di circa due/tre mesi e non ha neanche il tempo di aprire un dossier»

Dopo l’ennesimo giro di valzer che è consumato dall’insediamento della giunta municipale di Biancavilla presieduta dal sindaco Antonio Bonanno, in seguito alle dimissioni degli assessori Amato e Neri e la sostituzione con Pennisi e Scalisi, sento il dovere di fare una riflessione sia come cittadina, che come persona a cui sta a cuore il bene collettivo. Come evidenziato nell’articolo di Yvii24, ben dieci sono ad oggi gli assessori che si sono succeduti in due anni di sindacatura. Facendo un rapido calcolo, ogni assessore in media ha la durata di circa due/tre mesi, dovendo poi cedere il passo al successivo aspirante assessore, per delle logiche politiche che ormai anche il più sprovveduto degli elettori ha compreso, ossia consentire a tutte le forze politiche di maggioranza di “salire sulla giostra e farsi un giro”.

Guarda caso, i nuovi assessori designati sono quasi sempre i “primi” non eletti delle liste elettorali a supporto della candidatura del sindaco di turno, per cui la loro nomina sarebbe una sorta di ricompensa per aver partecipato alla competizione, senza averla vinta; oppure sono ex-consiglieri che lasciano un posto per prenderne un altro, per un patto di turnover interno, come si usa dire. L’azione di governo, che riguardi la piccola comunità come la grande città, necessita di tempi che sono imprescindibili. Occorre progettare, implementare, portare a termine quanto programmato, attraverso percorsi che spesso sono ostacolati da una gravosa burocrazia che allunga notevolmente i tempi.

Spesso non basta una legislatura per giungere ai risultati sperati e proprio per non interrompere l’azione amministrativa, la legge elettorale prevede la possibilità, nei comuni come il nostro, della seconda candidatura, e quindi l’eventuale doppio mandato del sindaco uscente. Il sindaco è l’organo responsabile dell’amministrazione e la giunta collabora con esso nel governo della città ed opera attraverso deliberazioni collegiali. Pertanto, la funzione che la normativa attribuisce agli assessori non è di mera cornice, ma di carattere sostanziale. Attraverso le deleghe ricevute, ciascuno di loro ha il compito di portare avanti il programma della maggioranza politica.

A questo punto, mi sento di dire che gli assessori del nostro comune, nel breve periodo in cui ricoprono la loro carica, non hanno neanche il tempo di aprire un dossier, istruire un fascicolo, approfondire una tematica, insomma, come si dice in gergo, “leggere le carte”; figuriamoci se possono programmare e portare avanti un’azione di governo. Si fa quel che si può, l’ordinario, niente di straordinario. Delle due l’una: o il nostro sindaco è così efficiente da non aver bisogno di figure di sistema, per cui chiunque “salga sulla giostra” è ininfluente, oppure dietro questi avvicendamenti si cela il vuoto dell’attività amministrativa.

È facile comprendere che, in questa seconda ipotesi, a pagare il prezzo più alto inconsapevolmente è il cittadino e la comunità intera. Immagino già che qualcuno non si lascerà sfuggire l’osservazione “anche gli altri hanno fatto così”. Troppo banale e altrettanto scontato. A maggior ragione, la discontinuità e il cambiamento richiede il coraggio di uscire dalla consuete logiche spartitorie e assumersi la responsabilità di vero leader, con una propria visione e missione, senza lasciarsi tirare la giacchetta ora dall’uno ora dall’altro alleato. Diversamente, la giunta di Biancavilla sarà un cantiere sempre aperto.

Alfina D’Orto

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