Il Tribunale di Catania infligge 830 mila euro di risarcimento danni all’Azienda sanitaria. Al “Castiglione Prestianni” non capirono subito l’infarto al miocardio

Morì per un infarto che all’ospedale “Castiglione Prestianni” di Bronte ritardarono a diagnosticare. A 5 anni dal decesso, l’Azienda sanitaria provinciale di Catania è stata condannata a pagare un risarcimento agli eredi: 166 mila euro per ciascuno dei cinque figli (830 mila euro in totale). La vittima, una donna di 80 anni, accusò un malore e venne condotta al nosocomio brontese, ma la diagnosi di infarto al miocardo da parte dei medici giunse in ritardo e per lei non ci fu più niente da fare. Condotta d’ugenza al “Garibaldi” di Catania, non coinvolto nell’inchiesta, spirò poco dopo il ricovero.

La sentenza è della quinta sezione civile del Tribunale di Catania. Per il giudice, «è emerso con sufficiente chiarezza che i sanitari dell’azienda non hanno ben valutato i sintomi della patologia indicata e negligentemente hanno ritardato la corretta diagnosi, la necessaria terapia e l’invio della paziente in una struttura attrezzata (…) determinando la privazione delle chance di sopravvivenza per l’assenza di precoce intervento terapeutico che, verosimilmente, avrebbe modificato la storia clinica della paziente evitando, con rilevante grado di probabilità, il verificarsi dell’evento morte».

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