Uccisi nello scoppio due pompieri, altre due colleghi gravi. Sulla fuga di gas killer in piedi l’ipotesi suicidio

Le vittime dell’esplosione di via Sacchero: Giorgio Grammatico e Dario Ambiamonte

È di tre morti e due feriti il bilancio dell’esplosione, causata con ogni probabilità da una fuga di gas, avvenuta ieri sera a Catania al civico 8 di via Sacchero, uno stabile con ingresso anche su via Garibaldi a pochi passi dalla centralissima Piazza Palestro, meglia nota come “Fortino”. A perdere la vita i Vigili del fuoco Dario Ambiamonte (catanese di 40 anni, padre di tre figli) e Giorgio Grammatico (36 anni, trapanese, padre di una bambina) e il proprietario dell’edificio, il 75enne Giuseppe Longo, rinvenuto carbonizzato. Longo era il titolare dell’officina di riparazione di bici da cui sarebbe partita la fuga di gas, rivelatasi mortale. Feriti in prognosi riservata, all’ospedale “Garibaldi Centro” di Catania, altri due pompieri, uno dei quali si è aggravato nel corso della notte. Un quinto vigile, che faceva parte della squadra intervenuta sul posto, è rimasto illeso.

Secondo la ricostruzione dell’accaduto, a chiamare i Vigili del fuoco sarebbero stati gli abitanti della zona, allarmati per la puzza di gas che si era propagata attorno all’edificio. Una volta giunta sul posto, la squadra di pompieri avrebbe tentato di aprire una delle porte dello stabile, ma a quel punto si sarebbe verificata l’esplosione che è andata ad investire in pieno gli operatori. Da quanto accertato sino ad ora, l’esplosione sarebbe avvenuta dall’interno verso l’esterno, escludendo, quindi, l’ipotesi che a far da detonatore sia stata una motosega impiegata dai vigili. I magistrati indagano sulla fuga accidentale di gas e sull’ipotesi di suicidio. Da quanto raccontano gli abitanti del quartiere, Longo, di recente, avrebbe detto di essere gravemente ammalato, tanto da affermare: «Che campo a fare?».

Ieri sera Cgil, Cisl, Uil e Ugl di Catania hanno diramato la seguente nota: «Siamo addolorati, avviliti e sconvolti da quanto è accaduto. Anche questa tragedia si annovera tra le morti bianche sul lavoro. Indipendentemente dalle dinamiche che hanno scatenato l’esplosione, rimane un fatto incontrovertibile: si muore ancora adempiendo al proprio dovere verso la collettività. I sindacati non smetteranno mai di affiancare i lavoratori sul fronte dei diritti, sicurezza compresa».

Aggiunge la Funzione Pubblica Cgil con un comunicato a firma di Salvatore Cubito (Fp Catania) e Gaetano Agliozzo (Fp Sicilia): «L’ennesima grave tragedia che ha stroncato la vita di due lavoratori ci addolora e ci allarma. Non si può accettare che il rischio di non tornare a casa dai propri cari per andare al lavoro, sia così alto. La sicurezza sul lavoro deve diventare un tema centrale per le istituzioni. Oggi per noi tutti è un giorno di lutto e manifestiamo il nostro cordoglio ai familiari delle vittime ed ai loro colleghi che, nonostante tutto, continuano il loro lavoro al servizio della collettività».

Il Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco Unione Sindacale di Base si scaglia contro le prime ricostruzioni, secondo le quali l’esplosione sarebbe avvenuta per un improprio utilizzo di una motosega: «Due vigili del fuoco morti, uno in gravi condizioni per un’esplosione di gas a Catania. Sarebbe il momento del silenzio per le vite stroncate di lavoratori che la morte la guardano in faccia ogni giorno. Silenzio oggi, poi faremo sentire la nostra voce per urlare la nostra rabbia, per le condizioni infami in cui siamo costretti a operare. Ma ci stanno togliendo, oggi, anche il diritto al silenzio. Perché non è possibile ascoltare dai Tg e leggere sui siti che proprio le due vittime sarebbero state la causa della loro morte.

Non è tollerabile leggere o ascoltare che una squadra di vigili del fuoco chiamata per una fuga di gas sia intervenuta con mototroncatrici (motoseghe) e cesoie per aprire una porta  in una situazione di pericolo. Lo capirebbe il più sprovveduto degli sprovveduti, sarebbe come calarsi in un serbatoio di gas con la sigaretta accesa. Chiediamo rispetto per i colleghi morti di lavoro, chiediamo rispetto per l’opera di quelli che chiamate sempre “eroi”, chiediamo rispetto per il vostro stesso lavoro di “professionisti” dell’informazione che così fanno solo disinformazione. Nessun vigile del fuoco, mai, interverrebbe con quei mezzi in una situazione di pericolo da gas. Il solo pensarlo è offensivo. Scriverlo è delittuoso».

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