Se ne riparlerà ad inizio primavera. Alla sbarra il pregiudicato 47enne Mauro Cappadonna e i suoi scagnozzi

Tutto congelato per il processo che ha preso il via ieri e che vede sul tavolo degli imputati il pregiudicato Mauro Cappadonna, 47 enne catanese, già agli arresti domiciliari per precedenti reati su cui è in atto un processo alla Cassazione ed oggi indagato per aver aggredito il medico Rosario Puleo all’interno del Pronto Soccorso del nosocomio catanese del Vittorio Emanuele, la sera del 31 dicembre scorso (vai all’articolo). In quell’occasione, Puleo riportò un edema alla regione orbitale e a quella fronto-parietale. Per Cappadonna, le accuse sono quelle di interruzione di pubblico servizio, lesioni personali e minacce a pubblico ufficiale, anche se l’avvocato Pietro Marino –che difende l’imputato – porta avanti la tesi che Cappadonna sarebbe stato provocato dal medico con una risposta “arrogante” che avrebbe conseguentemente generato la reazione del proprio assistito sfociata in uno schiaffo.

Il giudice Eliana Trapasso ha fissato il “disgelo” del processo al 21 marzo prossimo, quando il giudice si esprimerà sulle richieste avanzate di costituzione di parte civile pervenute dallo stesso medico vittima di aggressione rappresentato dall’avvocato Maria Licata, dall’Ordine dei Medici rappresentato dall’avvocato Alessandro Palermo e dall’associazione di utenti Chirae Letis, che potrebbero così aggiungersi alla già costituita Azienda Ospedaliera “Policinico-Vittorio Emanuele” difesa dall’avvocato Antonio Fiumefreddo.
Un’aggressione efferata, una sorta di spedizione punitiva, quella capitanata da Cappadonna e documentata in ogni suo dettaglio dalle immagini di videosorveglianza presenti all’interno della struttura ospedaliera e divulgate dallo stesso ospedale. La colpa del medico, se così possiamo chiamarla, è stata quella di essersi rifiutato di fornire al suo “carnefice” le generalità di una donna passata attraverso le cure del pronto soccorso di via Plebiscito a seguito di un tamponamento con lo scooter ai danni di Cappadonna.

Ad aiutare il giustiziere anche altri 5 uomini che hanno assolto il ruolo di “palo” – pronti a bloccare ogni eventuale aiuto al medico da parte di colleghi – e un dipendente del 118 fuori servizio (vai all’articolo) che si trova oggi denunciato a piede libero e già rimosso dall’incarico. Quest’ultimo, come si vede dalle telecamere, avrebbe aiutato Cappadonna ad accedere al Pronto Soccorso attraverso l’utilizzo di una porta apribile esternamente solo attraverso l’utilizzo di un codice d’accesso in possesso al personale interno.
A far scattare le indagini condotte dalla Squadra Mobile catanese con a capo Antonio Salvago, fu una chiamata alla sala operativa della Questura che raccontava che all’interno del Pronto soccorso cinque individui stavano malmenando un medico. L’intervento di alcune pattuglie presenti in zona portarono all’arresto di Cappadonna in tempi brevissimi, grazie all’intercettazione nella stessa via Plebiscito dell’autovettura con cui gli aggressori si erano da poco allontanati dalla scena del crimine.

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