Scienze Politiche organizza un seminario sulla figura della pittrice cremonese, sposa di Fabrizio Moncada che ha lasciato il segno del suo soggiorno anche a Paternò

Si svolgerà domani (sabato 13 aprile) all’interno dell’Aula magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, dell’Università degli studi di Catania, in via Vittorio Emanuele, con inizio previsto per le 9, la “Giornata Internazionale di Studi su Sofonisba Anguissola”. Molti gli studiosi, anche stranieri, che si soffermeranno sul tema, ma il coordinamento generale è stato affidato ai docenti dell’ateneo catanese Lina Scalisi e Giuseppe Barone e al critico d’arte Alfio Nicotra. Due sessioni, una in mattinata e una al pomeriggio, per delineare la figura di un’artista che nel territorio etneo, in particolare a Paternò, ha lasciato il segno del suo soggiorno (dall’autunno del 1573 all’autunno del 1578), un quadro affisso in una chiesa cittadina, a testimoniare l’attaccamento alla comunità, soprattutto a quella religiosa.

La giornata si concluderà con una visita alla Badia di Sant’Agata e alla cupola e con un concerto di musiche del XVI e XVII sec. “Gloriosissima Vergine Madre Maria de Itria”, in memoria di Sofonisba Anguissola e Fabrizio Moncada. Fu proprio il matrimonio con Fabrizio Moncada a portare Sofonisba a Paternò.  Nel 1559 Sofonisba si trovava alla corte di Filippo II e Isabella di Valois, e fu dopo la battaglia di Lepanto, quando alcune situazioni a corte mutarono, che decise di prendere marito. Il matrimonio religioso si svolgerà a Madrid, nella cappella reale dell’Alcazar, il 5 giugno del 1573 (quello civile per procura il 26 maggio). Lo sposo Fabrizio Moncada, secondogenito dell’illustre famiglia italo-spagnola, era figlio di Francesco conte di Caltanissetta, nel 1565 fu insignito del titolo di principe di Paternò da Filippo II, perché la famiglia aveva dei possedimenti terrieri in quell’area.

Il quadro dell’illustre pittrice cinquecentesca fu ignorato per molti e molti anni, senza un’attribuzione, ma è sempre stato esposto nella chiesa dell’ex Monastero, in piazza Indipendenza a Paternò, fino a quando nel 1995 è il critico d’arte Nicotra ad individuare l’autrice, un’opera dunque, che da quel momento acquista una valenza differente. Un altro dipinto, un ritratto, che si trova al Castello Ursino di Catania, in cui sembra sia raffigurato Fabrizio Moncada pare possa essere attribuito all’Anguissola secondo un’ipotesi formulata nel 2017 dal medesimo critico Nicotra.

Sofonisba Anguissola nella Cremona del periodo di dominazione di Carlo V, ha imparato la tecnica e lo stile del disegno da Bernardino Campi, in uno spirito rinascimentale di indipendenza e voglia di affermazione artistica nuovo, ma non scontato nella sua famiglia dove anche le altre sorelle mostravano inclinazioni artistiche notevoli, non osteggiate dai genitori. Nei ritratti esprimeva il meglio di sé: “Sofonisba conosceva il modo di entrare in relazione con la persona che posava per lei, facendo trasparire le più nobili qualità morali; era una pittrice di anime, ma senza perdere nulla della fragile provvisorietà della dimensione umana” (tratto da “La signora della pittura” di Pizzagalli). Sono le parole del marito Orazio Lomellini, un mercante genovese che sposò nel 1579, quando dopo la morte di Fabrizio si accingeva a tornare nella sua Cremona, che riescono a catturare la genialità nel ritrarre coniugando il naturalismo all’idealizzazione.

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