Botte e minacce di morte a una dottoressa del Pronto soccorso che non ha consentito ad una trentenne l’esecuzione di esami non urgenti

Nonostante le durissime prese di posizioni, gli arresti, la condanna pressoché unanime di tutti i segmenti della società civile e della comunità medica etnea, un nuovo episodio di aggressione a un medico e a un infermiere si è verificato al Pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele” di Catania la sera di domenica 30 aprile. Gira ancora in rete il filmato della vile aggressione di Capodanno da parte di una squadraccia al comando di un pluripregiudicato, il quale ha ordinato il raid punitivo nei confronti di un medico che si era rifiutato di fornire il nome di una paziente, ed è di ieri la notizia dell’aggressione subita da un collega, una dottoressa, e da una infermiera accorsa in suo aiuto, che ha rifiutato l’esecuzione di esami non urgenti per una trentenne che si era presentata nel presidio ospedaliero.
Il medico sarebbe stato aggredito dalla paziente e da tre suoi congiunti (due donne e un uomo) e pesantemente minacciata di morte. La dottoressa l’indomani ha ripreso regolarmente servizio.

«È inconcepibile  che, ancora oggi, dopo appelli, denunce, richieste di incontri con i prefetti e comunicati stampa, gli infermieri, medici e tutto il personale sanitario dei pronto soccorso e dei reparti che operano, in prima linea, per la tutela del cittadino, siano oggetto di aggressioni» dichiara in una nota Calogero Coniglio, segretario territoriale della provincia di Catania e coordinatore nazionale della Fsi-Usae (Federazione Sindacati Indipendenti aderente alla Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei il Fsi-Usae).
«Ancora una volta – prosegue Coniglio – ci ritroviamo a raccontare e denunciare episodi in cui colleghi, armati solo di competenza serietà e professionalità, si scontrano con l’arroganza e la prepotenza di chi conosce solo il linguaggio della violenza. Chiediamo l’intervento di tutte le istituzioni interessate, e di tutti quelli che hanno preso atto che con un personale sanitario impaurito e sovraccaricato non può essere più garantita l’assistenza, la città non merita questo indegno calpestio del più elementare diritto quale quello della salute», chiude il segretario della Fsi.

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