Ad essere ascoltati dalla Corte, i Ris di Messina ed il medico legale Giuseppe Ragazzi

Si è svolta questa mattina all’interno del Tribunale di Catania, la seconda udienza del processo d’appello sulla morte della biancavillese Valentina Salamone che vede alla sbarra l’adranita Nicola Mancuso condannato in primo grado all’ergastolo, poiché ritenuto colpevole dell’omicidio della ragazza. Un’udienza abbastanza tecnica durata 5 ore, quella che si è celebrata questa mattina, all’interno della quale sono stati sentiti il colonnello Carlo Romano e i marescialli Salvatore Spitaleri e Giovanni Marcì dei Ris di Messina nonché il medico legale Giuseppe Ragazzi che eseguì l’esame autoptico sul corpo della ragazza. Collegato in video conferenza dal carcere anche Nicola Mancuso. Il dibattito di oggi era sostanzialmente mirato al chiarimento di alcuni punti  legali e tecnico-scientifici già emersi in primo grado. Da quanto appreso,  non sarebbero comunque emersi nuovi elementi utili ed eclatanti che potrebbero far immaginare un ribaltamento del giudizio nei confronti di Mancuso.

Una vicenda tristemente nota, quella consumatasi all’interno di una villetta in zone vigne ad Adrano il 24 luglio 2010, con un decesso – quello di Valentina – inizialmente archiviato come suicidio ma che sin da subito presentava tanti elementi controversi che conducevano all’ipotesi di omicidio. Una famiglia che non ha mai smesso di credere nella giustizia, quella dei Salamone, che non per vendetta ma solamente mossa da tanta voglia di verità ha lottato in questi anni insieme al legale Dario Pastore, affinché venisse fatta luce sulle reali cause di morte della 19enne biancavillese. Con l’udienza di oggi si chiude dunque la fase dibattimentale che ha visto anche il rigetto, da parte della Corte presieduta dal giudice Elisabetta Messina, delle ulteriori richieste avanzate della difesa che chiedeva di poter sentire nuovamente i consulenti ed i periti. Il tutto, adesso, è stato rinviato a giorno 1 febbraio 2021 con l’arringa del Procuratore Generale e l’intervento delle parti civili. L’1 marzo toccherà poi alla difesa. Per il 19 aprile, se tutto procederà secondo i tempi previsti, potrebbe già arrivare la sentenza.

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