Riconoscimenti anche a Klaus Davi, Agnese Moro, Giovanni Colangelo, Roberto Pennisi, Raffaele Grassi, Catello Maresca e diversi uomini di spicco della lotta alla mafia

“Turpe est vivere in patriam et patriam non cognoscere”. Se una comunità grande o piccola che sia non conosce la storia di un passato e la rende gloriosa, non può avere mai un futuro dignitoso. Con queste parole di Plinio il Vecchio ci eravamo lasciati lo scorso 10 Aprile nella meravigliosa cornice di Palazzo Biscari, a Catania, per la presentazione dell’”Antologia di poeti licodiesi” edita Armando Siciliano Editore, del Poeta e giornalista licodiese Salvatore Luigi Distefano. Leitmotiv che continua ad accompagnare l’autore licodiese che, oggi, in una gremitissima sala conferenze dell’Istituto penitenziario di Bicocca, è stato insignito del prestigioso “Premio Internazionale all’impegno sociale 2016 memorial Rosario Livatino, Antonino Saetta, Gaetano Costa”, promosso dal comitato spontaneo antimafie di Riposto diretto dal Professore Attilio Cavallaro.
Un premio, giunto ormai alla sua ventiduesima edizione, che si prefigge l’obiettivo non solo di commemorare la scomparsa di figure di spicco come quella del “Giudice Ragazzino” ma anche quello di tramandare alle generazioni successive la memoria di gente “normale” che con il proprio lavoro si è resa “eroica”.
«Sono molto onorato di ospitare quest’iniziativa», con queste parole di stima il Direttore del penitenziario Giovanni Rizza ha aperto la premiazione. « La presenza di questo premio all’interno del penitenziario racchiude valori simbolici che hanno significato particolare. Il nostro istituto ospita circuiti di alta sicurezza e da qui sono passati i maggiori capi cosca del catanese e della Sicilia orientale. I temi della legalità sono temi a noi particolarmente cari.»

Tra i vari personaggi illustri premiati, insieme al licodiese Salvatore Luigi Distefano, anche il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo che la camorra aveva deciso di far saltare in aria con mezzo chilo di tritolo, il 29 aprile scorso, rinvenuto poco vicino alla sua abitazione. Notizia rivelata alla DDA di Bari da un collaboratore di giustizia affine alla Sacra Corona Unita. Un procuratore schivo, che non ama i riflettori, ma che ha infiniti motivi per essere scomodo alle cosche mafiose, a partire dalle lotte quotidiane ai “casalesi” e alle indagini sulla collusione tra imprenditoria e criminalità. Con modestia ha ricevuto il premio dicendo: «Sono solo un magistrato che cerca di fare la sua operata. Il magistrato è spesso da solo nel suo lavoro e si trova a dover prendere decisioni confrontandosi solo con la propria coscienza. Se questo viene accompagnato anche dalla mancanza di appoggio del mondo esterno, diventa terribile. La legalità viene vista spesso come un concetto astratto. Per me la legalità è racchiusa nella definizione data dalla figlia di un detenuto con detenzione speciale, presente in un libro di Pignatone e Prestipino: “Non so cosa sia la legalità, ma posso dire quello che è l’illegalità, che mi ha tolto la libertà di vivere in una famiglia privandomi del padre”».

Altro personaggio premiato durante la giornata è stato Roberto Pennisi, consigliere della Direzione Nazionale Antimafia il quale si è autodefinito un “semplice manovale dello Stato” che ha fatto delle indagini sulle ecomafie una ragione di essere nel suo operato da magistrato. «In vita non esistono eroi, io non credo negli eroi. Peppe Diana ad esempio non era un eroe ma un semplice parroco di Casal di Principe che non tacque sulle violenze che i casalesi stavano perpetrando sul territorio, uccidendo non solo gli uomini ma anche il territorio».

Premio anche al Questore di Reggio Calabria Raffaele Grassi, che nel suo ringraziamento ha voluto ricordare tutti gli uomini e donne della Polizia di Stato e delle Forze dell’Ordine che ogni giorno cercano di contrastare questo “maiale che si ingrassa” chiamato criminalità. «Ho sempre cercato di raggiungere gli obbiettivi in silenzio nel rispetto del servizio alla collettività. La politica del fare deve oggi più che mai sopraffare la politica del dire. Mi piacerebbe immaginare che in ogni struttura investigativa oggi possa esistere una “quarta sezione virtuale” con dentro tutti i magistrati e gli uomini caduti nella guerra alle mafie».

L’eclettica figura del giornalista ed opinionista Klaus Davi ha di certo colonizzato parte della scena del “Premio Livatino”. La sua, una disamina della ‘ndrangheta attraverso un giornalismo d’inchiesta realizzato tra le vie del quartiere di Archi di Reggio Calabria controllato dal clan Tegano-De Stefano che lo ha esposto a rischi per la propria vita. “Perché rompi le scatole alle persone sei tu il vero sbirro sei un infame una bestia un animale pezzente ti gonfio come un pallone pezzente se ti fai vedere ad Archi ti distruggo” e ancora, un membro della famiglia Tegano, “tieni gli occhi aperti che a chiuderli ci vuole un attimo”, sono solo alcuni dei messaggi di morte ricevuti dal giornalista nei giorni scorsi in maniera pubblica, su Facebook, anche da parte di un condannato in primo grado per traffico di esplosivi. Il parterre odierno per lui è stato anche un momento di sfogo e un modo per lanciare un allarme: «È impensabile che un giornalista riceva minacce pubblicamente e nessuno prenda provvedimenti!».

Parole semplici e schiette quelle del PM Catello Maresca insignito del premio e che da anni lotta la camorra anche rischiando la propria sicurezza. Le parole a lui rivolte nell’aula bunker di Santa Maria Capua Vetere da Giuseppe Setola ‘o Cecato – il killer più spietato dei Casalesi – “Teniamo tutti famiglia: dottore Maresca, voi dovete lasciare stare la famiglia mia!” la dicono lunga sull’impegno del Pm nella lotta alla criminalità. «È il momento di andare nei quartieri e recuperare i ragazzi a rischio devianza – ha detto il PM Catello – capire perché si permettono ancora oggi funerali mafiosi show e processioni con inchini».

Emozionanti anche le parole di Agnese Moro, la figlia del compipanto Aldo Moro: «Perdonare è scegliere la vita sul rancore che ci distrugge. Non voglio essere una vittima per sempre, non lo sarò, ma per me è un modo per rispondere a quanto è successo. Queste iniziative sono belle ma dolorose, perché non riesco ad accettare l’idea che per compiere qualcosa di buono si debbano subire queste vicende. Una cosa che ho imparato è il terribile ruolo che i buoni hanno nei confronti dei male».

Durante la giornata è stato anche premiato Ottavio Trerotoli, primo vigile del fuoco intervenuto all’interno dell’ammasso di lamiere nello scontro dei due treni ad Andria e ai soccorritori della Misericordia intervenuti sulla scena del disastro (quest’ultimo premio ritirato dalla Misericordia di San Giovanni La Punta). Tra i premiati, anche diversi parenti di uomini delle Forze dell’Ordine caduti in servizio, Nicolò Mannino del Parlamento della Legalità, la scrittrice Annamaria Brancato e alcuni imprenditori che si sono opposti alla piaga del pizzo, tra cui l’imprenditore belpassese Salvatore Fiore.

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