Coinvolta l’impresa di Melilli riconducibile agli imprenditori Paratore, indicati come vicini al clan Santapaola

I Carabinieri del Comando Provinciale di Catania e del Nucleo operativo ecologico, hanno eseguito nel corso della notte un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania ed emessa dall’ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale etneo, nell’ambito dell’operazione “Piramidi”, nei confronti di 17 persone indagate, a vario titolo, per traffico illecito di rifiuti, estorsione  e rapina, con l’aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico di influenze illecite. I provvedimenti (7 restrittivi in carcere, 7 arresti domiciliari, 3 misure interdittive) sono stati eseguiti nelle città di Catania, Messina, Palermo, Siracusa e Roma.
Al centro dell’inchiesta della Dda della Procura di Catania due imprenditori, Antonino Paratore (70 anni) ed il figlio Carmelo (36), indicati come appartenenti a Cosa nostra e legati a un boss, per la gestione e il trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, anche grazie alla connivenza di pubblici funzionari della Regione Siciliana deputati al rilascio delle autorizzazioni.

L’impresa avrebbe operato in disprezzo della normativa vigente in tema ambientale, mentre i funzionari regionali avrebbero omesso i controlli.
I finanzieri hanno posto i sigilli all’impresa riconducibile ai Paratore, la Cisma Ambiente di Melilli. I due sarebbero legati, secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, al boss Maurizio Zuccaro della famiglia Santapaola-Ercolano di Catania per il quale avrebbero agito anche da prestanome.
Nel corso dell’operazione, personale del Gico della Guardia di Finanza ha curato l’esecuzione delle misure cautelari reali sottoponendo a sequestro preventivo le quote societarie riconducibili a Antonino Paratore e Carmelo Paratore del lido “Le Piramidi”, delle società “Cisma Ambiente Spa”, “Paradivi servizi Srl” e “Siram Srl” e delle quote riconducibili a Giuseppe Amara e Giovanni Amara della società Gespi Srl  in rapporti di affari con la famiglia Paratore.

Gli arrestati:
Antonino Paratore (1947) carcere Catania Piazza Lanza
Carmelo Paratore (1981) carcere Trento
Salvatore Grillo (1970) carcere Catania Bicocca
Giuseppe Verderame (1954) carcere Catania Bicocca
Gianfranco Cannova (1958) carcere Palermo Pagliarelli
Salvatore Salafia (1959) carcere Catania Piazza Lanza
Giuseppe Simone Piazza (1986) carcere Catania Bicocca
Salvatore D’Amico (1971) arresti domiciliari
Agata Di Stefano (1982) arresti domiciliari
Antonino Di Vincenzo (1977) arresti domiciliari
Maurizio Cottone (1975) arresti domiciliari
Giuseppe Amara (1968) arresti domiciliari
Giovanni Amara (1973) arresti domiciliari
Mauro Verace (1957) arresti domiciliari

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