I biscotti “nzuddi” – immagine Nevaroli (www.nevaroli.com)

La notte fra l’uno e il 2 novembre d’una volta, non c’erano né zucche né mostri. Era una notte magica, perché i nonnini che non c’erano più, si ricordavano di te in modo speciale

Quella che vorrei raccontarvi oggi è una storia dai profumi antichi, che forse i giovani di oggi non riescono più ad assaporare. C’era una volta la festa dei morti. È vero, c’era una volta, e adesso non c’è più. Ho avuto la fortuna, seppur non sia così attempato, di essere nato in un tempo in cui ancora l’aria profumava di tradizioni, di quelle vere, di quelle che i tuoi genitori, i tuoi nonni, i nonni dei tuoi nonni avevano tramandato di padre in figlio con tanta minuzia, e con tanto orgoglio. Si aspettava questo periodo anche per sgranocchiare i tipici “ossa di morto” o gustare le “rame di Napoli”, i biscotti Totó o i “nzuddi”.  Il 31 ottobre non si sapeva nemmeno cosa fosse Halloween, cosa fosse “Trick or treat” – dolcetto o scherzetto – né tanto meno si sarebbe immaginato che i vestiti più belli indossati per far visita ai cari al cimitero sarebbero stati sostituiti da vestiti da mostri. Sì, perché ai miei tempi, nei giorni dell’1 e 2 novembre si andavano a trovare i nonnini defunti al cimitero insieme ai genitori, e mamma e papà non ti accompagnavano alle feste dal gusto orrido, solo per essere “in” o inseguire la società e le sue derive esterofile.
Il varcare della porta del cimitero era come esorcizzare la morte, come sbeffeggiarla dicendole: “Non hai vinto, perché nonostante tutto i miei cari defunti vivono nel mio cuore”. E tutto ciò rappresentava un momento “magico” in cui il tempo rallentava o addirittura correva all’indietro sul filo dei ricordi e non esistevano altri impegni al di fuori di vivere qualche istante vicino ai tuoi cari che avevano lasciato questa terra.

Ti ritrovavi davanti alla loro tomba e questo non faceva paura come le “orripilanti” maschere di Halloween, nè dava fastidio come gli antipatici scherzetti dei mostri della notte del 31 ottobre, ma anzi ti rallegrava. Rivedevi le foto dei tuoi cari – che magari non avevi avuto la fortuna di conoscere – e la tua mente iniziava a fantasticare su come i tuoi bisnonni avessero affrontato la guerra, o su come tuo nonno avesse conquistato la nonna in un tempo in cui Facebook o Whatsapp non esistevano, su come fosse stata difficile la loro vita e su come, nonostante tutto, il loro amore sia durato per tutti quegli anni.  Ricordo ancora come a casa si mettevano esposte le foto dei cari defunti con una candela accesa davanti, ma non per un gusto macabro come magari viene fatto oggi con le zucche (vuote), ma per riportare la loro presenza in casa. Quelle stesse figure, immobili su una credenza durante tutto il giorno, si sarebbero poi “animate” durante la notte fra l’uno e il 2 novembre e avrebbero riempito di doni casa tua e anche quella dei nonni e degli altri parenti, portando regali che oggi possono sembrare ingenui: il trattore telecomandato all’avanguardia, il microscopio che avevi tanto desiderato, il vestito che avresti indossato nei giorni di festa. Tutto questo è ormai perduto e l’aria profuma di tante altre cose, ma di certo non profuma più di tradizioni.

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