Qualche giorno fa una speranza per il rimpatrio. Poi il dietrofront ed il ritorno nell’incubo

Lavorare come croupier solcando i mari più belli a bordo delle più prestigiose navi da crociera e visitando, nel tempo libero, le capitali più affascinanti del Mondo. È stato questo il sogno che ha spinto il 28enne di Adrano Riccardo Rapisarda a lasciare la propria famiglia e la propria terra – la Sicilia – per inseguire “l’Eldorado” di un futuro migliore a bordo della nave da crociera “Oasis of the Seas” della Royal Caribbean Cruises. Un sogno, però, che troppo presto si è trasformato in incubo. A renderlo tale, ancora una volta, il Coronavirus che ormai da mesi sta attanagliando l’intero globo tra le sue morse di contagio e terrore. Una nave divenuta focolaio in pieno oceano, quella dove fino a qualche settimana fa lavorata Riccardo – è stato licenziato il 25 marzo – rimasto isolato a bordo di questo “inferno” galleggiante al largo di Miami, impossibilitato a fare ritorno nella propria terra che, nonostante tutto, continua ad attenderlo come una madre attende il proprio figlio.

Riccardo, insieme a tante altri componenti dell’equipaggio, sono confinati all’interno delle proprie cabine dallo scorso 28 marzo. Al 12 aprile, secondo quanto riportato dal sito businessinsider.com, erano 157 i casi accertati di Sars-Cov2 a bordo della nave dove fino ad un mesetto fa svolgeva il prestigioso ruolo di croupier all’interno del Casinò galleggiante. Svolgeva! Perchè oltre al rischio di rimanere contagiato, il 28enne adranita ha ricevuto anche la beffa di essere stato licenziato a causa dell’emergenza in corso.  Adesso, Riccardo insieme ad altri 5 connazionali italiani, sta aspettando che la compagnia, o l’ambasciata, organizzi un volo di rimpatrio per riportarlo in Italia. Al momento, Riccardo, non presenta fortunatamente nessun sintomo di Covid-19, ma la paura è tanta.  In tutto sono tre le persone della nave che ad oggi hanno perso la vita, dopo essere stati ricoverati nell’ospedale di Fort Lauderdale.

Giorno 17, secondo le notizie in nostro possesso, gli italiani passeggeri della nave insieme a Riccardo sono stati evacuati attraverso una scialuppa di salvataggio per essere portati prima su un’altra nave e, dopo 2 giorni, sarebbero dovuti sbarcare sulla terraferma per prendere un volo che li avrebbe riportati in Italia probabilmente insieme agli altri italiani licenziati dal parco divertimento Disney World che ieri mattina sono atterrati a Roma con un volo charter. Una volta a bordo della seconda nave, la “Adventure of the Seas”, un dietrofront ha fatto sfumare ogni speranza. Secondo quanto appreso, infatti, la compagnia aerea avrebbe comunicato di non poter accettare a bordo del proprio aereo i membri dell’equipaggio di navi da crociera. A Riccardo – insieme agli altri lavoratori italiani – non è dunque rimasto altro che far ritorno  a bordo della “Oasis of the Seas”, come in un “Gioco dell’oca” del terrore che rispedisce tutti al “via” continuando la quarantena che dura ormai da tanti, troppi giorni.

Ad aver preso a cuore la vicenda e a seguire a distanza la questione di Riccardo e degli altri italiani a bordo della nave, anche il giornalista Gabriele Parpiglia che sulla sua pagina ufficiale Instagram ha realizzato diverse dirette con il giovane adranita, cercando di sollevare l’attenzione dei media e della politica nazionale sulla vicenda di questi connazionali rimasti bloccati sulla nave. Già da oggi, il caso di questi 5 italiani bloccati sulla nave, dovrebbe approdare all’interno di un programma pomeridiano delle reti Mediaset. Della vicenda, si starebbe interessando anche il Console generale d’Italia a Miami Cristiano Musillo che nelle prossime ore dovrebbe dare delle risposte concrete sul possibile rimpatrio degli Italiani. Finita questa brutta avventura con la speranza che questi giovani possano fare ritorno a casa il prima possibile, sarà certamente necessario a livello internazionale fare chiarezza su come tale emergenza sia stata gestita a bordo della nave, a partire dall’eventuale ritardo da parte della compagnia nel comunicare ai dipendenti la presenza di casi positivi al Coronavirus a bordo. Sarà importante capire, inoltre, quali sono le motivazioni che hanno impedito a questi italiani di fare rientro immediatamente in patria per seguire il percorso di quarantena secondo i protocolli previsti dal nostro ordinamento.

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