Si chiede pure la chiusura dei ghetti in cui vivono tanti lavoratori stranieri

“Salvaguardare la salute e la vita dei braccianti agricoli: che nessuno pensi ad accrescere marginalità e profitto riducendo le garanzie per la salute”. È quanto scrive in una nota il Segretario generale della Flai-Cgil di Catania, Pino Mandrà, intervenendo su questo delicato passaggio per l’agricoltura siciliana, ed etnea in particolare, che, oltre a fare i conti con una crisi strutturale, deve misurarsi anche con l’emergenza Covid-19.

“In un settore essenziale qual è la filiera alimentare nel nostro Paese – specifica Mandrà – è necessario che i lavoratori siano tutelati e svolgano le proprie mansioni indossando tutti i dispositivi utili a preservare la salute. Se ciò non fosse garantito, si può rallentare e addirittura ci si può fermare: questo gioverebbe per non rischiare di fermarsi per sempre. Al contempo, ai lavoratori abbiamo chiesto massima attenzione e rispetto assoluto delle procedure igieniche e sanitarie.

Dopo la denuncia sui furgoncini ad alto rischio Coronavirus – aggiunge il Segretario Flai –  su cui viaggiano ogni giorno centinaia di braccianti in tutta la provincia, Flai, Fai e Uila hanno ottenuto dall’Ebat-Ciala di Catania, l’ente bilaterale, contributi a sostegno dei lavoratori che possono contare, adesso, su un rimborso economico per utilizzare più mezzi di trasporto e restare maggiormente distanziati nell’abitacolo.

A sostegno del reddito dei braccianti abbiamo salutato con favore il bonus da 600 euro previsto dal decreto “Cura Italia” ed opportuna è stata anche la proroga nella scadenza della domanda per la Disoccupazione Agricola dal 31 marzo al primo giugno. Respingiamo da subito l’idea di approfittare di questa situazione per mettere nuovamente in campo i voucher: sarebbe inaccettabile.

Per contrastare l’emergenza, appare urgente chiudere i ghetti in cui purtroppo vivono tanti lavoratori stranieri: come potrà mai assicurare condizioni igieniche adeguate un bracciante agricolo extracomunitario costretto a vivere in una baraccopoli? Come potrà mai lavarsi le mani se non ha a disposizione l’acqua potabile? Come si evita il propagarsi del contagio se questi lavoratori non hanno diritto al Triage e al pre-Triage nei pronto soccorso? Va pensato e messo in atto – chiude Mandrà – un intervento urgente che preveda l’accoglienza e la regolarizzazione di questi lavoratori stranieri”.

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