Antonino Salamone: «Non bisogna archiviare il caso per “Ignoto 1”. I Ris hanno il Dna e voglio e pretendo che sia preso l’altro assassino. Tutti quelli che hanno sbagliato su mia figlia devono pagare»

La tv nazionale continua ad occuparsi del caso Valentina Salamone di Biancavilla. A trattare dell’omicidio della giovane biancavillese avvenuto il 24 luglio 2010 è ancora una volta la Rai, attraverso la trasmissione “Storie Italiane” all’interno della puntata andata in onda lo scorso martedì. «Una ragazza a 19 anni» ha esordito il padre Antonino intervenuto all’interno della trasmissione insieme alla figlia Agata, «si può anche fare illudere da una persona come questa», riferendosi a Mancuso . «Deve essere l’uomo ad essere uomo anziché essere un vigliacco, sposato con figli, che fa innamorare una ragazza o ad illuderla».

«Uno dei delitti più drammatici mai sentiti», così il caso Salamone è stato definito dagli ospiti in studio che durante la puntata hanno commentato il caso biancavillese. Una ricostruzione dei fatti ancora una volta dettagliata quella andata in onda, attraverso la messa in onda delle immagini realizzate dai Ris che hanno ricostruito la scena del delitto, successivamente alla riapertura del caso. Un suicidio simulato, ricordiamo, quello che ha visto inizialmente archiviare il caso presso la procura ordinaria del Tribunale di Catania, riaperto poi dalla Procura Generale a seguito delle insistenze da parte della stessa famiglia e del supporto legale dell’avvocato Dario Pastore che sin da subito hanno sostenuto l’ipotesi dell’omicidio.

«Noi in tutti questi anni ci siamo sempre battuti per la verità, perché non abbiamo mai creduto al suicidio di Valentina» ha detto Agata, sorella di Valentina. «Lui è in carcere e deve pagare tutto e ci deve rimanere. Si devono azzittire tutti, perché hanno buttato fango sulla mia famiglia e su mia sorella. E poi, lotteremo ancora, perché vogliamo trovare l’altro assassino che è a piede libero e, se qualcuno sa qualcosa, è ora di parlare». Ricordiamo, infatti, che sul caso Salamone non è stato ancora individuato il presunto complice, indicato come “Ignoto 1”, le cui tracce di Dna sono state ritrovate dai Ris sulle scarpe della 19enne Valentina Salamone insieme a quelle di Nicola Mancuso. Secondo l’accusa, infatti, Valentina sarebbe stata strangolata da due persone.

Una famiglia, quella Salamone, le cui idee sui fatti di quella notte sono da sempre state contrapposte a quelle dell’altra famiglia protagonista della vicenda, quella Mancuso, che ha sempre sostenuto l’innocenza di Nicola Mancuso, nonostante la condanna all’ergastolo in primo grado proprio per i fatti riguardanti la morte della giovane Valentina e altre condanne legate allo spaccio di droga ad Adrano. Innocenza sostenuta dalla stessa Piera Castelli, moglie di Mancuso che per la trasmissione di Rete 4 “Quarto Grado” aveva detto «dicono che mio marito andasse dietro a questa ragazza, ma anche lei andava dietro a lui pur sapendo che era sposato e padre di tre figli», volendo probabilmente far ricadere la colpa sulla 19enne.

Innocenza sostenuta anche dal padre di Mancuso, attraverso un’intervista realizzata da un altro programma Rai, “La vita in diretta” riproposta durante la puntata di “Storie Italiane” di due giorni fa. È stato proprio il padre ad affermare come la famiglia abbia  «sostenuto l’innocenza al 100%, anche se non siamo credibili, però credo a mio figlio. La legge è con noi perché la prima volta questo caso è stato chiuso. Mi dispiace per questa famiglia, era una bella famiglia ma mio figlio non c’entra niente. Ha avuto una storia? E si è chiusa. Stop. Se era incinta, se non lo era…mio figlio non voleva avere più a che fare. C’è andato per prendere un bicchiere, c’è stata una lite che mio figlio non c’entra niente e si ferma lì. C’erano tante persone, perché su mio figlio?».

Parole a cui è seguito un «no comment» da parte di Antonino Salamone e della figlia Agata che hanno concluso dicendo che «si devono solo vergognare per tutto quello che hanno detto». Da parte di Antonino, adesso, padre instancabile che è riuscito insieme agli altri figli a trasformare il forte dolore della perdita di una figlia in desiderio di verità, la battaglia in tribunale continua, con la speranza che le indagini possano restituire un quadro chiaro e completo sulla morte di Valentina, attraverso l’individuazione di “Ignoto 1” che a 10 anni da quei tragici fatti vive una vita da libero cittadino, sicuro che la sua identità continuerà ad essere coperta da chi potrebbe sapere ma preferisce percorrere la strada dell’omertà.

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