Eugenio Privitera: “Che il fianco orientale dell’Etna stia scivolando verso lo Ionio è noto dagli anni ’80”

E’ stato un continuo tam tam di articoli condivisi e ricondivisi su Facebook che annunciano uno “scivolamento” del vulcano verso il mare, che nella giornata di ieri hanno certamente accresciuto il panico e la preoccupazione negli animi degli abitanti del comprensorio etneo che in questi giorni hanno vissuto lo stress legato allo sciame sismico che ha interessato la fascia sud occidentale del vulcano. Articolo che tra l’altro era già pubblicato da diverse testate nel mese di marzo di quest’anno, attraverso il quale veniva ripreso quanto pubblicato sul “Bullettin of Vulcanology”, rivista ufficiale della “International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth’s Interior”.  Già in quell’occasione,  John Murray, vulcanologo e primo autore del paper aveva dichiarato alla BBC : “Direi che al momento non c’è motivo di allarme, tuttavia dobbiamo prestare attenzione a questo elemento, soprattutto per osservare se c’è un’accelerazione in questo moto”.

L’Etna, potremmo dire, che non ha inventato nulla di nuovo e nessun primato, oltre a quello del vulcano più alto d’Europa, è al momento ascrivibile a suo carico. Slittamenti similari si stanno registrando da anni anche in altre strutture eruttive del mondo come nell’isola di Tenerife per il Teide, nell’Isola della Riunione per il Piton des Neiges ed in Messico per il Colima. Nella giornata di ieri, il direttore dell’Ingv-Oe di Catania Eugenio Privitera ha voluto chiarire scientificamente qual è la situazione sulla questione “scivolamento”, attraverso un post sulla propria bacheca Facebook, che pubblichiamo integralmente.

Il parere del direttore dell’Ingv di Catania

Lo dico subito, l’Ingv non ha lanciato nessun allerta! Se avete voglia di leggere provo a spiegare il perché. Intanto devo dire che non stiamo parlando di nulla di nuovo! Che il fianco orientale dell’Etna stia scivolando verso lo Ionio è noto dagli anni ’80 e nel corso di questi anni si sono raccolte prove sempre più stringenti che rendono, ormai, questo carattere del nostro vulcano una delle sue peculiarità fondamentali. Nel frattempo si è anche acceso un dibattito scientifico sulla causa di questo scivolamento, ovvero: scivola sotto la spinta del magma? Oppure va considerata come una mega-frana spinta dalla gravità? Infine, può essere una combinazione dei due fattori? L’articolo che oggi ha avuto una importante visibilità sulla stampa non fa altro che aggiungere un contributo a questo dibattito scientifico. E’ un contributo importante perché da delle informazioni sulla parte sommersa del vulcano, non disponibili sino ad ora. Come dicono gli stessi autori, queste misure devono essere ripetute, sia per validarle, sia per capire meglio il loro significato.

Dal punto di vista della pericolosità dell’Etna, un cosiddetto “collasso di versante” non si può escludere a priori, tant’è che il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile lo considera tra gli scenari possibili. Probabilmente il peggiore. Il fatto che possa accadere, non significa che accadrà e se accadrà non sappiamo quando. Quando si afferma che la probabilità non è quantificabile è perché questa è così bassa che, appunto, non si può quantificare, ma esiste. Ovviamente, un collasso di versante che provoca un ingresso in mare di una enorme massa rocciosa genera inevitabilmente uno Tsunami.

Questi sono i fatti, nulla è cambiato rispetto ad ieri. L’articolo sotto osservazione è stato pubblicato da un rivista scientifica estremamente prestigiosa appartenente alla galassia di Science (la seconda più importante al mondo dopo Nature). Queste riviste hanno uffici stampa estremamente efficienti, quindi è normale che i loro articoli suscitino un notevole interesse negli organi d’informazione. Se rileggete attentamente le interviste nessuno parla di scenari specifici dell’Etna, ma bensì di scenari generali, riportati a titolo d’esempio, ben noti a qualunque studente di Vulcanologia. E’ chiaro che se successivamente si decontestualizzano i discorsi, riportando solo le frasi che permettono un approccio sensazionalistico e magari nel titolo mettiamo una fase ad effetto (per esempio l’allerta dell’INGV) la conseguenza sarà quella di destare delle preoccupazioni nel lettore. (…e tante parole su FB)

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