Sono 55 le vittime di femminicidio da gennaio. L’ultimo è quello di Sara Di Pietrantonio, la studentessa uccisa dall’ex fidanzato a Roma; #saranonsara, Pilar Castiglia: «Ben venga ogni iniziativa»

Una vera e propria strage di donne quella che si sta verificando in Italia in questi ultimi mesi. Mogli, compagne e fidanzate (o ex) uccise, o ferite, da mariti e compagni. Dall’inizio dell’anno il bilancio è drammatico: 55 le vittime di femminicidio. L’ultimo è quello di Sara Di Pietrantonio, la studentessa universitaria 22enne uccisa dall’ex fidanzato nella notte fra sabato e domenica scorsi a Roma. Ma poi c’è anche il caso della donna, incinta, che ha bevuto acqua con soda caustica (versata dal compagno) ed il dubbio suicidio di una stilista.
È diventato virale l’hashtag #saranonsara coniato in queste ore, che sostiene l’appello di un gruppo di donne – anche attraversoWhatsApp – di esporre un qualsiasi oggetto rosso alle finestre come “simbolo del sangue versato dalle donne a cui mariti, ex fidanzati o corteggiatori rifiutati hanno tolto la vita”.

 

Abbiamo chiesto all’Avvocato Pilar Castiglia, Presidente del Centro antiviolenza “Calipso” di Biancavilla, come giudica l’appello e l’esposizione del drappo rosso: «Ogni iniziativa volta alla sensibilizzazione contro il dilagante fenomeno della violenza sulle donne e del femminicidio è certamente utile! Bisogna smuovere le coscienze affinché si comprenda la gravità del fenomeno nonché la necessità della prevenzione attraverso un cambiamento vero, reale, concreto e verso il raggiungimento della parità tra uomini e donne che si esplichi in rapporti in cui la parola principe sia il rispetto!».

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