“40 anni senza Aldo Moro”, l’ACAM celebra il quarantennale di fondazione col direttore de l’Espresso Marco Damilano

«Questo quarantennale non è una riunione di reduci, ma un’occasione per discutere sugli eventi promossi dall’ACAM, temi vivi e attuali ancora oggi, come l’informazione, la democrazia, l’autonomia».
Sintetizza così, Pieremilio Vasta, Presidente dell’Associazione Culturale “Aldo Moro” di Giardini Naxos, il significato del convegno sui 40 anni di vita dell’associazione, svoltosi venerdì 21 giugno presso “RG Naxos Hotel”, che ha vissuto una feconda stagione fra il 1979 e il 1993, in cui allestì 34 eventi con i protagonisti dell’Italia e della Sicilia del tempo, del mondo della politica e della cultura: da Piersanti Mattarella, che la inaugurò nel ’79, pochi mesi prima di essere assassinato, al fratello Sergio, l’attuale Presidente della Repubblica, che fu e continua ad essere un “amico” dell’ACAM; e poi Luigi Gui, Pietro Scoppola, Leopoldo Elia, Rino Nicolosi, Giovanni Moro, Renzino Barbera, Leoluca Orlando, Virginio Rognoni, Pippo Pattavina.

Per l’occasione è stata allestita una mostra fotografica, le cui istantanee, rigorosamente in bianconero, hanno restituito pezzi di storia non soltanto politica del recente passato italiano e siciliano: volti, luoghi, particolari che ricordano come eravamo, con la figura di Sergio Mattarella, presente in gran parte delle immagini, che riannoda i fili delle diverse occasioni riportandoci ai giorni nostri.
I lavori, mai noiosi, sono stati seguiti da una platea attenta e numerosa che ha ascoltato i relatori intrecciare di continuo passato e presente attorno all’attualità del pensiero del Presidente della Democrazia Cristiana, assassinato dalle Brigate Rosse nel ’78.

«Cosa direbbe Moro?». Si è chiesto il giornalista Rai Pino Finocchiaro, che ha moderato i lavori, annodando uno di quei fili attorno al caso Montante, cronaca giudiziaria dei nostri giorni.
Il sindaco di Giardini Naxos, Pancrazio Lo Turco, ha ricordato gli anni dell’ACAM che condussero nel paese rivierasco personaggi di primissimo piano della Repubblica, rimasti nella memoria del comune, per dibattere dei tanti temi che riguardavano lo Stato ai suoi livelli più alti, sino alle devianze della società contemporanea.
Don Paolo Buttiglieri, Consulente Ecclesiastico UCSI Sicilia, è intervenuto su “I Cattolici Democratici tra i Soci fondatori della Repubblica Italiana”: «Il ruolo dei cattolici e della Democrazia Cristiana nel secondo dopoguerra – ha detto Buttiglieri – è stato fondamentale per accendere il contatto e la comunicazione con le masse. Il Paese che era stato sconfitto trovò la forza per coalizzarsi nella fase costituente, nella quale i cattolici hanno dato un grande contributo di idee alla democrazia, con l’Azione cattolica e con le donne, sia nelle elezioni del ’46, sia nella stagione costituente».

L’intervento più atteso è stato quello del direttore del Settimanale “L’Espresso”, Marco Damilano, allievo dello storico Pietro Scoppola, che ha parlato su “Aldo Moro e la sua attualità”.
«Intanto – ha detto Damilano – bisogna partire dall’eredità: se Aldo Moro ha avuto eredi e se la transizione, mai conclusa, che è partita di fatto con il suo rapimento e omicidio nel 1978, non abbia a che fare con questa mancata eredità. Il fatto che non abbia avuto eredi, e per certi versi la sua missione si è dispersa, ci consegna una sua straordinaria attualità: la necessità di includere tutti nelle istituzioni dello Stato democratico, la mitezza come metodo, la capacità di leadership persuasiva, tutto ciò che a noi manca».

Per il direttore de l’Espresso l’Italia di oggi ha ancora bisogno di Moro perché «la politica ha abdicato al ruolo naturale di indicare la strada. Oggi la politica asseconda i followers – ha proseguito – sostituendo il culto dell’ideologia con il culto del capo. La regola della politica è basata sull’esclusione, non tutti ce la possono fare. Una regola che crea altri esclusi: l’esatto contrario dell’idea inclusiva di Aldo Moro. Egli ci ha lasciato l’idea di non essere prigionieri dell’istante, l’idea di rischiare di perdere consenso per non andare contro le generazioni del futuro e, oggi, è cieca la fede nel presente e non nel futuro».
Infine, Marco Damilano ha ricordato insieme ad Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Vittorio Bachelet e Roberto Ruffilli, tutti assassinati, ma anche Pietro Scoppola e Leopoldo Elia.

Al termine degli interventi, il Presidente dell’ACAM, Pieremilio Vasta, ha presentato il libro “40 anni senza Aldo Moro”, in cui sono raccolti i 34 eventi allestiti dall’associazione, consegnato ai protagonisti del tempo o, se non più in vita, ai loro familiari. Infine, ha inviato un saluto corale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A Giuseppe Palomba (giornalista de “La Gazzetta del Sud”) e ad Alberto Cicero (giornalista de “La Sicilia”) sono state consegnate le targhe a ricordo di due storici corrispondenti da Giardini Naxos delle due testate: Giuseppe Monaco e Giuseppe Di Bernardo.
Intervenuti, brevemente, anche il Magnifico Rettore dell’Università di Catania, prof.
Francesco Basile, il costituzionalista Giovanni Guzzetta, l’ex ministro della Difesa Salvo Andò, l’attore Pippo Pattavina, il sindaco di Taormina Mario Bolognari.

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