Era già in carcere il mandante Antonio Magro, condannato a 30 anni dopo che lo stesso scelse il rito abbreviato

Ergastolo. È questa la sentenza di primo grado emessa dalla  Corte d’Assise di Catania nei confronti di Massimo Di Maria residente ai tempi dei fatti a Santa Maria di Licodia e Massimo Merlo di Biancavilla, ritenuti colpevoli di aver ucciso ad Adrano, nel novembre del 2014, Maurizio Maccarrone. Alle 7 del mattino di quel 14 novembre, dopo una segnalazione alla Polizia di Stato del locale commissariato, Maurizio Maccarrone veniva ritrovato privo di vita, in una pozza di sangue, in via Cassarà. Le fasi dell’omicidio vennero registrate da un impianto di videosorveglianza della zona. Appena aperta la portiera dell’auto, il 43enne venne raggiunto da uno scooter con due persone a bordo col volto coperto da caschi integrali. Passandogli accanto, il passeggero esplose alcuni colpi all’indirizzo di Maccarrone che cadde al suolo. Il killer, sceso dalla moto, raggiunse l’obiettivo della missione di morte esplodendo a distanza ravvicinata due colpi di “grazia” alla testa, che non diedero scampo all’impiegato. Nel giugno 2018 era già stata emessa una sentenza definitiva a 30 anni di carcere – poi confermata anche dalla Corte d’Assise d’appello – per il mandante dell’omicidio Maccarrone, nei confronti del paternese Antonio Magro che scelse il rito abbreviato. A fare scattare la molla omicida nella testa di Magro sarebbe stata la gelosia per una presunta relazione fra la vittima e una donna che in passato era stata legata a lui.

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