Il passo indietro nella giornata di ieri. L’ex pentito dichiara di aver parlato sotto effetto di droga

Dietrofront clamoroso sul fronte della collaborazione con la giustizia da parte di Domenico Assinnata jr, ultimo erede dell’omonima famiglia paternese legata da stretti rapporti all’ancora più radicato clan catanese dei Santapaola-Ercolano. Il giovane Assinata, che nell’ultimo anno aveva intrapreso una proficua collaborazione con i giudici antimafia, iniziando a delineare le dinamiche malavitose ai piedi del vulcano, ha deciso di ritornare al di là della barricata della legalità pentendosi di aver fatto il pentito.

Il 29 enne, figlio di Turi e nipote di Mimmo Assinnata, nella giornata di ieri, avrebbe dovuto testimoniare nel processo sull’omicidio di Salvatore Leanza del clan paternese “Alleruzzo” avvenuto il 27 giugno 2014 ma quando in aula è stato avviato il collegamento video con la località segreta dove si trovava Domenico Assinnata jr, il colpo di scena non è tardato ad arrivare. Assinnata, ha infatti dichiarato che le proprie confessioni erano frutto di un offuscamento della mente dovuto all’uso di sostante stupefacenti. Quindi, confessioni non veritiere.

Nel frattempo, Assinata junior ha assunto come nuovo legale l’avvocato Salvo Milicia, il quale durante l’udienza odierna sull’operazione “Assalto” ha richiesto per il proprio assistito una perizia psichiatrica. Richiesta però respinta dal giudice. Di contro, l’accusa, ha chiesto che la condanna per Domenico Assinnata jr venisse aumentata dai 6 anni e 8 mesi – frutto delle attenuanti derivanti dallo status di pentito – a 20 anni. Assinata junior era stato protagonista nel 2015, ricordiamo, anche della vicenda dell’inchino dei cerei di Santa Barbara avvenuta sotto casa di Domenico Assinata senior con tanto di bacio finale da parte di un portatore, sulle note della colonna sonora de “Il Padrino”, al nipote Domenico junior.  L’allora questore Marcello Cardona definì il gesto “una chiara manifestazione della forza intimidatrice, tipica del potere mafioso”.

E chissà se la scelta del dietrofront sul pentimento non possa essere dettata anche da questioni di cuore, oltre che per motivi di “onore”. All’indomani della notizia del pentimento, la moglie Giuseppa Rachele Laudani aveva comunicato per il tramite del suo legale  Carmelo Lo Presti che non avrebbe seguito insieme al figlio il proprio marito in nessuna località segreta. In quell’occasione, la donna aveva anche fatto trapelare la volontà di voler lasciare il marito avviando ogni atto necessario alla separazione.

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