«Inviare una commissione prefettizia di accesso al fine verificare se e come la criminalità organizzata abbia infiltrato l’amministrazione»

Interrogazione al Ministro dell’interno del senatore catanese Mario Michele Giarrusso, Movimento 5 Stelle, nel quale il parlamentare chiede al titolare del dicastero, Luciana Lamorgese, se «sia a conoscenza dei gravi e allarmanti fatti descritti e se, alla luce degli stessi, intenda attivarsi per inviare una commissione prefettizia di accesso al fine verificare se e come la criminalità organizzata abbia infiltrato l’amministrazione comunale di Adrano». Pubblichiamo integralmente l’interrogazione.

Al Ministro dell’interno
Atto n. 4-02639
Pubblicato il 17 dicembre 2019, nella seduta n. 176

GIARRUSSO – Al Ministro dell’interno. –
Premesso che:

il territorio di Adrano (Catania) è storicamente interessato dalla presenza di diverse e pericolose famiglie mafiose. Tra queste cosche, il clan Scalisi riveste un ruolo dominante all’interno dello spaccio di stupefacenti ed estorsioni come testimonia l’operazione della Direzione distrettuale antimafia denominata “Illegal Duty” che ha portato l’arresto di 36 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, estorsione, associazione a delinquere per lo spaccio di stupefacenti. Come si apprende da diversi articoli di stampa, tra le persone arrestate figurano Giuseppe Mannino e suo fratello Alfredo Mannino, reggenti del clan Scalisi nel territorio di Adrano. I Mannino, con altri sodali, avrebbero esteso l’influenza criminale anche all’interno del mercato ortofrutticolo di Adrano, dove, grazie anche alla testimonianza del pentito Gaetano Di Marco e a numerose intercettazioni, sarebbe stata accertata l’infiltrazione mafiosa di carattere estorsivo;

inoltre, Giuseppe Mannino, condannato a 20 anni di carcere in seguito all’operazione citata, avrebbe tentato di estendere l’influenza criminale anche direttamente all’interno dell’amministrazione comunale. Il disegno criminale di Giuseppe Mannino avrebbe coinvolto i suoi famigliari più stretti. Già dalle elezioni della precedente amministrazione nel 2013 Mannino si sarebbe avvalso di persone di fiducia per far eleggere suo figlio Francesco Mannino in Consiglio comunale. Tra queste persone figurerebbe Nicola Amoroso, oggi collaboratore di giustizia, il quale, all’interno delle sue dichiarazioni rese alla Procura distrettuale antimafia di Catania, avrebbe confessato l’utilizzo di modalità minacciose per l’ottenimento del consenso elettorale per Francesco Mannino su commissione del padre Giuseppe. Pertanto, le dichiarazioni rese dal collaboratore sembrerebbero configurare la figura del boss Giuseppe Mannino molto vicino alla vita politica di Adrano già dalla passata consiliatura. Un’influenza mafiosa che potrebbe essersi estesa anche nell’attuale amministrazione visto che oggi siede in Consiglio comunale la figlia di Giuseppe Mannino, Grazia Immacolata Mannino. La consigliera Mannino sarebbe poi organica alla maggioranza che sostiene il sindaco Angelo D’Agate. Il sindaco D’Agate era già a capo dell’amministrazione comunale nel 1991, quando il Governo ne dispose lo scioglimento per infiltrazioni mafiose;

da quanto raccontato dal pentito Amoroso, oltre alla figura del consigliere Mannino, la criminalità organizzata si sarebbe avvalsa anche del consigliere Perni, nipote di primo grado del mafioso Francesco Coco esponente di spicco del clan Laudani. La vicinanza del consigliere alla criminalità organizzata sarebbe emersa in una conversazione intercettata della DDA di Catania. Nel corso della conversazione intercettata un altro consigliere comunale, tale Floresta, avrebbe affermato: “però devo dire che c’era perni… siccome quelli sono malavita… quelli hanno una squadra che sono 30 e cercano tutti i 30 accaniti tra loro che sono le cosche… quelli che domandano il pizzo… quelli che spacciano… quelli sono tutti gruppetti di gruppetti… di gruppetti capito e poi esce anche i soldi”. Lo stesso consigliere Floresta insieme al consigliere Maria Grazia Ingrassia ed altre 12 persone risultano indagati dalla Procura distrettuale antimafia di Catania per corruzione aggravata dal metodo mafioso. L’11 giugno 2019 si sono chiuse le indagini che, tramite numerose intercettazioni, hanno confermato il sistema corruttivo che sarebbe stato utilizzato dai due consiglieri comunali durante le ultime elezioni amministrative. In un avviso firmato dal procuratore aggiunto Francesco Puleio e dal sostituto procuratore Giuseppe Sturiale i consiglieri Floresta e Ingrassia “Nel periodo antecedente all’elezione per il rinnovo del consiglio comunale di Adrano creavano e gestivano una rete di soggetti che, in cambio di somme di denaro, avrebbe dovuto agire sul territorio per procacciare voti”, come si legge su “Live Sicilia Catania” lo stesso giorno;

considerato che:
le indagini e le testimonianze rese dal collaboratore Di Marco hanno confermato l’infiltrazione mafiosa anche all’interno del mercato ortofrutticolo comunale ad opera di Biagio e Alfredo Mannino;
i consiglieri comunali Floresta e Ingrassia, inquisiti, non hanno ritenuto di rassegnare le dimissioni, ma al contrario continuano a sedere in Consiglio comunale determinando e interferendo nell’andamento delle attività consiliari e amministrative del Comune;
i consiglieri nella delibera del Consiglio comunale n. 80 del 26 giugno 2019, relativa nell’approvazione del bilancio di previsione 2019-2021, hanno votato in appoggio del sindaco D’Agate;
da quanto esposto e secondo quanto risulta da un precedente atto di sindacato ispettivo pubblicato il 9 luglio 2019 (4-01901), nell’amministrazione comunale di Adrano ci sarebbero evidenti interferenze della criminalità mafiosa,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi e allarmanti fatti descritti e se, alla luce degli stessi, intenda attivarsi per inviare una commissione prefettizia di accesso al fine verificare se e come la criminalità organizzata abbia infiltrato l’amministrazione comunale di Adrano.

Sen. Mario Michele Giarrusso

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