Le Candy Candy non si innamorano di certo del bravo ragazzo che apprezza lo spirito da geisha della propria compagna, ma, al contrario, si innamorano di uomini problematici

La storia di Candy Candy è una storia di “amore” e lacrime. Più di lacrime che di amore, in verità. Candy Candy era combattuta tra l’amore per Anthony, il classico bravo ragazzo da sposare e quello per Terence, ombroso e problematico, che era a sua volta combattuto tra l’”amore” per Candy e Candy e la fidanzata Susanna, la quale per salvargli la vita aveva perso una gamba, tanto per gradire. Anthony però muore. Candy soffre ma poi si innamora di Terence che è bello e tenebroso. Nel frattempo, spunta Albert, ma lasciamo perdere. Terence e Candy non possono stare insieme perché Terence vive il senso di colpa nei confronti di Susanna che, come accennato, ha perso la gamba per salvarlo e si sente in obbligo di stare con lei. Tutto ciò condito da mille altre vicende strappalacrime che Candy Candy, spinta dal bisogno di aiutare gli altri, vive in virtù della sua professione di infermiera.

Scherzando (ma neanche tanto), dicevo alle mie amiche che Candy Candy ci ha rovinate, perché a causa sua, siamo tutte un po’ crocerossine (per carità, ci sono pure le donne narcisiste ed egoiste e, per fortuna, ci sono pure quelle che non sono ne’ crocerossine ne’ narcisiste). Ma che cos’è la sindrome da crocerossina? È quell’insieme di comportamenti caratterizzante donne molto accudenti e protettive, il cui obiettivo è quello di compiacere, gratificare e giustificare l’altro, anche a costo di sacrificare i propri bisogni e di perdere se stesse. La crocerossina si dedica completamente a chi ama e dedica ad essa tutto il suo tempo e tutta la sua attenzione, mettendo in secondo piano le proprie esigenze.

È evidente l’influenza sociale e culturale che per secoli ha visto la donna come angelo della casa, educata alla cura e al sacrificio e che si realizza solo nel suo ruolo di figlia, moglie e madre, occupandosi dell’altro con sconfinato spirito salvifico. L’altro diviene oggetto d’amore incondizionato, da adorare e riverire a qualsiasi costo. Ma fosse solo questo già sarebbe un bel problema, ma non finisce qui! Non finisce qui perché le Candy Candy non si innamorano di certo del bravo ragazzo che apprezza lo spirito da geisha della propria compagna, ma, al contrario, si innamorano di uomini problematici, che le agganciano con le storie strappalacrime del loro passato. Storie vere, presunte o gonfiate, con le quali vanno a sollecitare lo spirito da crocerossina della compagna, vanno a stimolare un sentimento di pena, di pietà, di compassione e così la Candy Candy parte a razzo con il “io ti salverò, io ti aiuterò”.

E qui iniziano i maltrattamenti, gli abusi psicologici, lo sfruttamento emotivo e, spesso, non solo quello emotivo, la prevaricazione, l’egoismo, l’arroganza, l’isolamento, la perdita di autostima e tanto altro ancora, che nulla ha a che vedere con l’amore. Non smetterò mai di ripetere che l’amore non è sofferenza, sacrificio, lacrime e sottomissione. L’amore non è sottoposto a condizione. Chi pretende che, per stare con te, devi per forza accettare tutto quello che vuole, non ti ama. Chi ti minaccia continuamente di lasciarti se non accetti di subire le sue condizioni, non ti ama. L’amore è bilaterale. L’amore è comprensione. L’amore è dialogo, non sopraffazione. L’amore non c’è se uno dei due fa quello che vuole e l’altra si sacrifica e si adegua in toto alle esigenze del compagno, che, forte dello stato di soggiogamento dell’altra, diventa sempre più prevaricatore.

Non si deve stare con qualcuno per paura di essere abbandonate. Non si deve accettare ciò che per noi non va bene. Non si deve subire pur di non essere lasciate. Si deve alzare la testa, si devono allargare le spalle e lasciare il maltrattante. Lasciamo a Candy Candy di essere un personaggio dei cartoni animati e impariamo ad essere degli esempi di forza per noi stesse. Recuperiamo l’autostima e guardiamo verso la libertà di un rapporto nel quale noi siamo un soggetto e non un oggetto. Altrimenti, meglio stare sole. Di recente ho letto un libro che si intitola “Se fa male, non è amore”.
Eh sì, se fa male non è amore. Non dimentichiamolo. Mai.

Hashtags #antistalking #antiviolenza #calipso #centro #donne #in evidenza #Pilar Castiglia #quel che le donne dicono #stalking #violenza