La corretta denominazione del quadro non sarebbe “Madonna del Riparo”, successiva e di derivazione popolare, ma quello di “Madonna della Raccomandata”

Nella chiesa madre di S. Maria dell’Alto di Paternò si trova un grande quadro conosciuto col nome di “Madonna del Riparo”. Di questo quadro si sa poco, quasi niente, appena la denominazione e l’epoca di realizzazione. Secondo fonti orali fino all’epoca prebellica, il quadro era oggetto di devozione popolare, e diversi ex voto erano attaccati alla base e nella parte superiore della tela e sulla cornice.
Ma la chiesa madre non è la sede originaria del dipinto. Difatti, la “Madonna del Riparo” in origine era collocata in una chiesa non più esistente, e precisamente nella piccola chiesa di Santa Maria la Raccomandata del XV secolo. A fare giusta luce su una parte della storia del quadro è lo storico Gaetano Savasta il quale scrive che la collocazione originaria della tela era l’altare maggiore della suddetta chiesa che sorgeva nella parte ovest della Collina, nelle adiacenze della stessa Madrice e del Castello.

I ruderi di questo tempio, gradualmente abbandonato e lasciato al degrado, erano ancora visibili alla fine dell’800, mentre i suoi beni, primo fra tutti il quadro della Madonna, vennero acquisiti dal Capitolo della Collegiata di Santa Maria dell’Alto agli inizi del XIX secolo. Anche la corretta denominazione del quadro non sarebbe “Madonna del Riparo”, successiva e di derivazione popolare, ma quello di “Madonna della Raccomandata”, titolo della stessa chiesa dedicata alla sacra immagine mariana. Con molta probabilità, oltre alle testimonianze dirette a cui attinse personalmente, lo storico paternese trasse la notizia dell’acquisizione dei beni della “Raccomandata” dalla Giuliana n. 1 della Madrice (documento oggi perduto). Dunque il quadro stette nella chiesa della Raccomandata fino alla fine del Settecento o gli inizi dell’Ottocento. Dagli anni ’70 del secolo scorso fino al 2010 il dipinto si conservò nella chiesa dell’Annunziata, per essere quindi ricollocato nell’attuale sede. Nello stesso periodo l’opera subì un restauro parziale.

Il quadro è una tempera su tela che ha per soggetto la Madonna;  misura 320 x 160 cm. è d’autore ignoto e reca la data 7 ottobre 1584. La struttura della rappresentazione ha un’impostazione di tipo tardo medievale: la grande figura centrale della Vergine è di gusto popolare, mentre le figure secondarie, poste nella sezione inferiore del quadro, presentano influenze di scuola spagnola, ed è evidente la fattura ispano-siciliana. Non sembra azzardata l’ipotesi che la figura della Madonna coi due angeli alati che la incoronano costituiscano la parte originaria del dipinto, mentre le altre figure potrebbero essere state aggiunte successivamente. A ben vedere, anche la figura della Madonna sembra avere subito qualche rimaneggiamento, sia nel volto che nella posizione delle braccia. La diversa fattura qualitativa delle due porzioni del dipinto è evidente anche all’occhio meno esperto e, ad accreditare l’ipotesi delle due “mani” che hanno lavorato sulla tela, concorrono la differenza stilistica tra le porzioni superiore ed inferiore, la discorde varietà e sfumatura dei colori, il disegno più ricercato e dettagliato delle figure “basse” rispetto all’essenziale linearità della figura della Vergine. Infine, prova inconfutabile di una manomissione sono le tracce di un prato dipinto precedentemente con colori molto chiari, visibile nell’estrema porzione inferiore della tela.

Questa interessante parte del dipinto si è conservata poiché coperta dalla cornice (che non è stata smontata), durante il rimaneggiamento effettuato con la stesura dell’attuale strato di colore nero.
Come nei suoi celebri modelli di riferimento (vedi il “Polittico della Misericordia” di Piero della Francesca del 1444-64 e l’anteriore Madonna della Misericordia” di Parri Spinelli), anche la nostra “Madonna del Riparo” o, se si preferisce, “della Raccomandata” o “della Misericordia” (quest’ultima è la denominazione comune a tutte le opere analoghe in Europa), è rappresentata in posizione eretta e frontale; impassibile e solenne nella simmetria (non perfetta) dell’ampio gesto (un po’ impacciato) di sollevare il pesante mantello sotto cui trovano protezione i probabili committenti, insieme ad una nutrita schiera di notabili, sia laici che religiosi, ed alcuni santi: una moltitudine in abiti sontuosi o elegantemente sobri. Tutti in proporzioni ridotte, e colti con taglio diverso: chi in ginocchio e chi in piedi; chi sembra meditare e chi osserva il proprio vicino, di fronte, di profilo o di scorcio. Giovani ed anziani, in molti hanno lo sguardo rivolto al dolce volto della Vergine, per contemplarla o per chiederle una grazia, mentre lei, invece, getta il suo sguardo fuori dalla scena del quadro, verso l’osservatore più o meno devoto. Inoltre, una curiosità: tra i personaggi posti a sinistra, in abito francescano, si può riconoscere la figura di San Francesco di Paola.
Siamo quindi di fronte ad un’opera devozionale voluta da committenti laici o religiosi, e se la parte superiore del quadro suggerisce un’emozione ieratica e mistica, lo spazio inferiore offre invece un interessante e suggestivo campionario sociale di uomini e donne del ‘500 siciliano.

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