La Divisione di polizia anticrimine della questura notifica un provvedimento del Tribunale di Catania al 31enne Gaetano Nobile vicino al clan Cappello

Duro colpo sferrato al patrimonio di illecita provenienza da parte degli uomini della Questura di Catania che, nell’ambito delle attività volte al contrasto della criminalità, ha dato esecuzione al decreto di sequestro ai fini della confisca, di tre imprese individuali, una società di capitali, una serie di conti correnti bancari con carte di credito nonché di numerosi beni mobili registrati, per un valore complessivo di oltre tre milioni e mezzo di euro. l provvedimento è stato emanato dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di Gaetano Nobile, 31 anni, pluripregiudicato orbitante nell’area di influenza della cosca “Cappello”.
L’Autorità Giudiziaria ha pienamente accolto il quadro ricostruito dagli investigatori della Questura che hanno seguito le intricatissime trame intessute da un gruppo di persone (familiari o semplici prestanome) le quali, con una serie di compravendite, affitti, cessioni e passaggi di proprietà hanno fatto di tutto per dissimulare la riconducibilità dei beni alla persona del Nobile.

Per ripercorrere le “piste” che dal patrimonio riportavano al pregiudicato, il Questore Marcello Cardona ha messo in campo una vera joint venture della legalità che si è avvalsa dell’esperienza degli operatori della Squadra Mobile e dei saperi degli uomini della Divisione di polizia Anticrimine della Questura che di misure di prevenzione si occupano ogni giorno.
Nel mirino delle indagini dei poliziotti sono caduti due noti locali della periferia ovest di Catania: il Bar Castello 2” di via Armando Diaz 52-56 appartenente alla “Sean S.r.l.”, l’impresa di Antonella Chisari e quella di Evelyn Nobile, rispettivamente moglie e sorella di Gaetano Nobile, e l’impresa di Antonio Paolo Ingrassia, il noto “Caffe’ Diaz”, con annessa rivendita di tabacchi, di via Armando Diaz 17/D-19/A.
Ed ancora, il citato Tribunale ha disposto il sequestro di sei beni mobili registrati (quattro autovetture, un autocarro e un motociclo, in particolare, un’autovettura Porsche Macan “S”, una Mercedes GLA 220, una Mercedes B-200 CDI, una Smart City-Coupè, un autocarro Mercedes 166 e un motociclo Piaggio Vespa 125). Infine, è stato disposto il sequestro di numerosi conti correnti e rapporti bancari intestati e/o riconducibili a Gaetano Nobile, per un ammontare complessivo di 65.000 euro.

Ciò che l’ordinanza del Tribunale rivela, oltre al gran numero di operazioni riguardo le titolarità delle imprese e delle relative licenze, è anche la meticolosa regolarità con cui venivano presentate le S.C.I.A. (Segnalazione Certificazione inizio Attività), i subentri nelle licenze, le richieste ai Monopoli di Stato (per ciò che concerne la rivendita di tabacchi) e tutti i ripetuti acquisti e talvolta immediati passaggi di proprietà – apparentemente privi di utilità – messi in atto tanto dal Nobile, quanto dai suoi prestanome proprio per mettersi al “riparo” da qualunque rilievo potesse essere eccepito dagli organi accertatori.
Nobile è sottoposto a provvedimento di “Avviso Orale”, motivo per il quale il questore Marcello Cardona, lo ha proposto per l’irrogazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per un congruo periodo, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza;. è imparentato con esponenti di spicco del clan mafioso “Cappello” (gli zii, Sebastiano e Aurelio Balbo) e, sebbene relativamente giovane, si è distinto in numerosi e gravi episodi delittuosi, per i quali ha subìto condanne definitive, tra l’altro, per furto aggravato, rapina aggravata,  sequestro di persona, evasione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Dai molteplici elementi investigativi raccolti – a tal proposito rileva la condotta da tenuta durante i periodi di carcerazione sofferti – è emersa la figura di un soggetto poco incline all’osservanza delle norme e con uno stile di vita sproporzionato alle capacità reddituali formalmente dichiarate. È emersa una personalità proclive a delinquere con una forte connotazione che lo fa emergere come soggetto socialmente pericoloso.
L’indagine patrimoniale ha evidenziato da un lato un’evidente quanto eclatante sproporzione tra quanto dichiarato e quanto posseduto e, dall’altro, la irregolarità del patrimonio così accumulato in quanto frutto di investimenti illeciti.
Proprio la sproporzione e l’irregolarità del patrimonio a lui riconducibile ha fatto scattare l’applicabilità dell’articolo 20 del D. Lgs. 159/2011, un potente strumento a disposizione degli investigatori e dell’A.G. che consente di colpire i patrimoni illecitamente accumulati e/o reinvestiti in attività legittime e “alla luce del sole”.

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