Per lo spettacolo di “Officine culturali” a Catania, aperta la porta che separa il Monastero dei Benedettini e la chiesa di San Nicolò l’Arena

É tornato in scena, a Catania, venerdì 5 gennaio, in due spettacoli serali, Mille miglia lontano, tratto liberamente dalla novella Donato del Piano (che realizzò l’organo della chiesa di San Nicolò l’Arena, ndr) di Federico De Roberto, ideato e interpretato da Angelo D’Agosta e Pamela Toscano e promosso da “Officine culturali”. Si è trattato di uno spettacolo itinerante tra il Monastero dei Benedettini e l’adiacente chiesa di San Nicolò. Un percorso che ha richiesto la partecipazione attiva del pubblico. Gli attori hanno accompagnato in un viaggio tra i segni del tempo, la storia del monastero e la storia universale degli uomini. Angelo D’Agosta e Pamela Toscano hanno esaminato l’atteggiamento degli esseri umani, e la tendenza a razionalizzare le idee trasformandole in parole, ma queste spesso non coincidono e si cade nel tranello dell’incomprensione tra esseri simili. Il messaggio è ben chiaro grazie anche all’interpretazione degli attori, che sembrano quasi riflettere sui medesimi argomenti.

Un filone parallelo è il percorso storico del monastero e la chiesa, e della porta che separa l’ambiente laico da quello sacro e simbolicamente la materia e lo spirito, le idee e le parole. La porta è rimasta chiusa al pubblico per 180 anni; “Officine culturali”, grazie alla collaborazione di padre Gaetano Zito (rettore della chiesa di San Nicolò l’Arena), del Comune di Catania e del DiSUm (Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania), è riuscita ad avere accesso al varco e farlo diventare fondamentale esempio artistico.
Passata la porta si apre un incantevole scenario che profuma di storia, a cui assicura la colonna sonora il maestoso organo della chiesa suonato da Franco Lazzaro, opera, come detto, di Donato del Piano. Gli attori, talvolta attraverso l’ironia, hanno spiegato le vicissitudini del monastero raccontando anche aneddoti nel dialetto siciliano. Un itinerario dell’anima, fatto di scambi tra individui e prima di tutto tra attori e pubblico, che vengono spesso a identificarsi. Uno spettacolo che non tende solo ad uno scopo ricreativo, bensì ad un momento di riflessione.

GALLERIA FOTOGRAFICA (IMMAGINI DI NICOLA GALVAGNO)

«Lo spettacolo nasce grazie a Officine culturali che voleva raccontare da una parte la bellezza architettonica sia del Monastero che della chiesa, sia avvivare un percorso di riflessione – dichiara Angelo D’Agosta –. Dopo circa 37 repliche le persone tornano nuovamente a vederlo e ogni volta colgono un messaggio differente. Il nostro scopo era questo».
Aggiunge Pamela Toscano: «Abbiamo cercato di coinvolgere anche il pubblico per rendere fisico il nostro messaggio, cioè poter comunicare al di là delle parole, al di là dei sensi comunemente accettati. Inoltre ogni volta che recitiamo in questo spettacolo portiamo una parte della nostra giornata e di noi stessi. Ecco perché ogni volta lo spettacolo assume un significato diverso».

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