Debutta “Rosa Balistreri, a memoria di una Voce” lo spettacolo teatrale di Pino Pesce, con una straordinaria Giusy Schilirò, basato sulla testimonianza della cantastorie raccolta da Giuseppe Cantavenere

Una vita difficile, segnata dalla fame e dalla violenza, cicatrici indelebili nel corpo e nell’anima, ma anche fonte dalla quale Rosa Balistreri ha attinto nell’esprimere quella rabbia che caratterizzava la sua interpretazione delle canzoni popolari siciliane e dei suoi brani che scrisse quando iniziò a frequentare il mondo degli intellettuali, non così distante da quella sua vita in cui, per buona parte, fece la serva. Un mondo che la accolse perché parlava la sua stessa lingua: quella di Dario Fo, di Renato Guttuso, di Ignazio Buttitta, di Leonardo Sciascia, con cui condivise tanti momenti creativi.
Della vita di Rosa Balistreri, probabilmente, avremmo saputo meno di quel che sappiamo oggi, se Giuseppe Cantavenere, suo amico e marito della “fanciulla” a cui Rosa fece da bambinaia, non l’avesse intervistata registrando la conversazione su una cassetta audio l’anno prima della sua morte, avvenuta per un ictus nel corso di una tournée nel 1990. Una testimonianza che oggi diventa indispensabile per guardare la sua vita in retrospettiva a più di un quarto di secolo dalla scomparsa.

Rosa Balistreri, a memoria di una Voce” è lo spettacolo teatrale, regia ed elaborazione testuale di Pino Pesce, che si basa proprio sul materiale raccolto da Cantavenere e che ha debuttato domenica 27 novembre al Teatro “Mandela” di Misterbianco. Ad interpretare la grande cantastorie, originaria di Licata, la cantattrice Giusy Schilirò che dialoga sul palco proprio con Giuseppe Cantavenere al tempo in cui lasciò impresso su una bobina quel che rappresenta il suo testamento spirituale. Nel lungo spettacolo teatrale, in cui è presente in scena un ensemble musicale, la vita dell’artista è raccontata senza ordine, con flashback continui che riescono a trasmettere il senso di quell’intervista, nella quale Rosa Balistreri narrò gli episodi della sua vita pescando a caso nei suoi ricordi. E se c’è un elemento che unisce quei ricordi è la violenza: quella fisica e quella sessuale. La donna povera, e per questo senza alcuna difesa, oggetto delle attenzioni di uomini che, nel tempo in cui si viveva con i porci, «erano più porci dei porci».

E lo spettacolo è giunto proprio a chiusura delle iniziative in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una voce e una interpretazione magistrale quella di Giusy Schilirò, affiancata da Tano Parisi nel ruolo di Giuseppe Cantavenere, che era presente in sala.
Gli altri interpreti: Francesca Busacca (Rosa Balistreri da giovane); Tony Pasqua (Frank); Valeria Centamore (Mariannina); Felice Rindone (cantastorie di Rosa Balistreri); Marco Angelo Zimmile (voce e chitarra); Vito Germenà (violino); Bayeoumy Mbaye (percussioni); Coreografie del Centro danza “Azzurra” e  Compagnia Dance Lab; Videomaker Enza La Giusa e Andrea Ardizzone; post-produzione audio Enrico di Grazia; Luci, suoni e proiezioni Danilo Auditore; disegnatore del cartellone del cantastorie Alfredo Caccamo.

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