Il prelato potrebbe prendere possesso della diocesi lametina per San Pietro e Paolo

Tutto pronto ad Adrano per l’abbraccio a monsignor Giuseppe Schillaci, neovescovo di Lamezia Terme e adranita doc (in apertura l’intervista rilasciata a “Orizzonti Lametini” dal neo vescovo in questi giorni). Sarà la comunità parrocchiale di Santa Lucia ad accoglierlo domani (sabato 11 maggio) alle 20, per una santa messa che verrà celebrata nella chiesa che lo ha visto crescere insieme agli amici storici e accanto al parroco don Giuseppe Calambrogio. Ci sarà di certo l’intera città di san Nicolò Politi, chiamata a festeggiare il primo vescovo della sua lunghissima storia. Quello di domani sarà un semplice ritorno a casa fra la sua gente, una occasione informale, in attesa dell’accoglienza ufficiale che, chissà, magari avverrà in concomitanza con le feste patronali in onore di san Nicolò Politi, di san Pietro in Vincoli e della Madonna della Catena ad inizio agosto.

Intanto non è stata ancora decisa la data in cui il neovescovo lametino prenderà possesso della diocesi, come suo ottantasettesimo pastore, succedendo a monsignor Luigi Cantafora. Da Lamezia Terme trapela la data del 29 giugno, in cui ricorre la  festa dei santi Pietro e Paolo ai quali è intitolata la Cattedrale di Lamezia Terme. Non si esclude nemmeno la data di ordinazione sacerdotale di monsignor Schillaci, il 4 luglio di 32 anni fa. È ceerto che, qualsiasi sarà la data, da Adrano in tanti accorreranno in terra calabrese per assistere all’insediamento del primo sacerdote adranita divenuto vescovo.

Di seguito la lettera scritta da monsignor Giuseppe Schillaci ai fedeli della diocesi di Lamezia Terme

Pace a voi,

il saluto del Cristo risorto giunga a tutti voi fratelli e sorelle della nostra Chiesa che è in Lamezia Terme, ma anche ad ogni uomo e donna del nostro territorio che vive, lotta e spera per una vita più dignitosa e più umana; mi preparo a venire da voi, nel nome del Signore della vita, con timore e tremore, ma anche con tanta fiducia e speranza. Ben consapevole della mia inadeguatezza e dei miei molti limiti, è al Signore e alla sua infinita misericordia che affido il mio ministero episcopale; da Lui viene il dono, la grazia,così come viene anche il compito, l’impegno, che è mio desiderio portare avanti con gioia, responsabilità, umanità. È alla sequela del Signore Gesù Cristo che vogliamo tutti noi crescere, fedeli, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, seminaristi, insieme, in una comunione di intenti, di passione, di rispetto, di benevolenza, di reale, fattiva e sempre nuova accoglienza reciproca.

È il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo l’orizzonte dentro cui bisogna capire noi stessi e gli altri, in una tensione sempre più inclusiva, per non smarrire il sorgivo slancio missionario: “Andate ed annunciate ad ogni creatura”. Mettiamoci in ascolto umile di tutti, accogliamoci gli uni gli altri, non scartiamo mai nessuno, soprattutto chi non c’è la fa umanamente, spiritualmente, economicamente… stiamo al passo degli ultimi per non perdere di vista il Cristo, Lui ultimo tra gli ultimi, che venne “non per essere servito, ma per servire”. Coltiviamo grata memoria del passato non per chiuderci in una nostalgia sterile, ma per capire meglio chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo; lasciamoci ancora stupire da quello che siamo perché ci è stato donato; lasciamoci interpellare dall’oggi, con le sue sempre nuove sfide, senza paura; lasciamo venir fuori, con ottimismo, il bene che c’è nelle nostre comunità e nel nostro territorio tra la nostra gente, ma allontaniamo con ferma decisione il male, anzitutto dai nostri comportamenti; proiettiamoci con rinnovata fiducia verso il futuro, non smarriti e stanchi, ma speranzosi e gioiosi; siamo cristiani, lasciamo trasparire la bellezza dell’incontro con la fonte della nostra gioia e della nostra speranza: Gesù Cristo.

A voi tutti, in particolare al Vescovo Luigi Antonio Cantafora che ha guidato la nostra Chiesa di Lamezia Terme per 15 anni, al quale si deve riconoscenza e gratitudine, e a voi fratelli presbiteri, a voi fratelli diaconi, a voi religiosi e religiose, che ogni giorno vi consegnate in un servizio sempre più generoso, infaticabile e disinteressato nei confronti di tutti, in particolare dei più piccoli e dei più poveri, a voi seminaristi e a voi giovani come speranza della nostra Chiesa, a voi tutti fratelli e sorelle che fate la nostra Chiesa dentro le trame della vita di ogni giorno, sforzandovi di essere segno e strumento di comunione nelle nostre comunità, a tutti voi domando umilmente la vostra preghiera e la vostra benedizione. Affido il mio ministero nella nostra Chiesa che è in Lamezia Terme all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa.

Fraternamente in Cristo

vostro don Giuseppe Schillaci

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