È svolta nel caso della 19enne biancavillese morta in circostanze misteriose nel luglio del 2010. Chiesto il rinvio per l’uomo con cui aveva una relazione

È svolta nel caso della misteriosa morte di Valentina Salamone, la 19enne biancavillese trovata impiccata il 24 luglio del 2010 ad Adrano in una villetta di campagna. La Procura della Repubblica del Tribunale etneo ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Nicola Mancuso – l’uomo con cui Valentina aveva una relazione – per omicidio pluriaggravato. L’udienza preliminare è stata fissata al 18 ottobre.
Mancuso, attualmente in carcere per reati legati al traffico di stupefacenti, era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta per la morte di Valentina nel 2013. Fra i due vi era una relazione, anche se Mancuso – sposato e padre di figli – aveva perso interesse per la 19enne. Dopo otto mesi di detenzione venne scarcerato e, in seguito, arrestato nuovamente per droga. L’ipotesi per la morte della ragazza è quella di un omicidio mascherato da suicidio.

 

I fatti che provocarono il decesso avvennero in una sera d’estate nel corso di una cena fra amici. Valentina venne rinvenuta il giorno dopo la cena con un cappio stretto al collo e il capo della fune legato ad una trave. A notarla, e a lanciare l’allarme, fu un operaio dell’Enel, che stava eseguendo alcuni lavori nella zona. Dai rilievi emerse che i suoi talloni poggiavano sul pavimento, mentre il suo corpo presentava tumefazioni e graffi.
Inizialmente il caso venne archiviato come suicidio, ma la pervicacia della famiglia, che non volle mai credere che una ragazza piena di vita come Valentina avesse deciso di togliersi la vita, condusse ad una riapertura delle indagini e, oggi, alla richiesta di rinvio a giudizio per Nicola Mancuso. Del caso di Valentina Salamone si sono occupate diverse trasmissioni di tv nazionali.

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