Il documentario realizzato dal “peregrino” Nino Motta che ha percorso gli 800 chilometri della via francese

È stato presentato ieri sera all’interno del salone parrocchiale Sant’Antonio di Motta Sant’Anastasia, dai sacerdoti Salvatore Petrolo, Gaetano Sciuto e Alfio Bruno il video sul pellegrinaggio di Nino Motta a Santiago di Compostela (Spagna). Ad essere immortalati sul video sono stati i circa 800 chilometri percorsi a piedi – con zaino, conchiglia e bordone – sulla famosa e medievale via francese, che ha inizio sui Pirenei a Saint-Jean-Pied-de-Port e che i più temerari concludono a Cabo Finisterre sull’Oceano Atlantico. Meta ultima del cammino è Santiago di Compostela dove avviene l’incontro dei pellegrini con le spoglie mortali dell’apostolo Giacomo il Maggio, all’interno dell’omonima cattedrale, in cui è possibile abbracciare il simulacro in argento e rendere omaggio al sepolcro dell’apostolo chiamato “figlio del tuono”.

I pellegrini, in un apposito ufficio a loro dedicato, ricevono poi la “compostela” presentando i timbri raccolti sulla “credenziale” lungo tutto il percorso. Questo documento, redatto in latino, dimostra di aver percorso almeno 100 chilometri a piedi o 200 chilometri in bici o cavallo. Tale documento in antichità era utile non solo per dimostrare di aver scontato una pena o una penitenza, ma anche per accedere gratuitamente per 3 giorni nella Fondazione dell’Ospedale Reale istituito dai re cattolici, oggi trasformato in parador de Espana, cioè albergo di lusso a conduzione statale, ma che continua a mantenere la tradizione dell’accoglienza offrendo la colazione, il pranzo e la cena ai primi 10 pellegrini della giornata che si presenteranno con la Compostela.

Il Cammino di Santiago rappresenta non solo un lungo percorso spirituale, alla riscoperta di se stesso, ma anche quel contatto diretto con le “radici” cristiane dell’Europa attraverso l’incontro con centinaia di pellegrini che non fanno mai sentire solo nessuno, attraverso l’amicizia, la condivisione, l’amore, la fede e tanto altro ancora. Ma cosa dona questo cammino? Come ogni esperienza, è sempre ogni pellegrino a scegliere cosa portare con se, nel proprio bagaglio di vita o cosa lasciare sul terreno. Un po’ come il sasso portato da casa per deporlo ai piedi della Cruz de herro (croce di ferro) nelle zone di Ponferrada, il Cammino invita chi ne prende parte a lasciare qualcosa di se per ritrovare qualcosa di nuovo. Un amore di Dio percepito in ogni frame delle immagini proposte nel video, che vanno al di la delle singole parole ed emozioni raccontate dal “peregrino” Nino Motta. Un cammino per tutti, quello di Santiago, al di la dell’età, della propria fede religiosa, del colore della pelle e della nazionalità, che può lasciare nella vita di ogni pellegrino che lo intraprende una traccia indelebile per il proprio “cammino di vita”.

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