Ancora nessuna certezza per il rimpatrio degli italiani a bordo della nave da Crociera: «Abbiamo paura. Perché lo Stato ci ha dimenticati?»

Mentre in Italia il malcontento generale  dilaga tra i social, a causa di una “fase 2” da Coronavirus che profuma di “fase 1,5” – annunciata dal premier Conte nella serata di ieri – dall’altra parte del Mondo, alcuni connazionali italiani sono ancora bloccati a bordo della “Oasis of the Seas”, nave da crociera della Royal Caribbean, trasformatasi in un focolaio in pieno mare aperto al largo di Miami in Florida. Una situazione che va avanti ormai da più di un mese, divenuta insostenibile non solo per gli elevati rischi di contagio a cui i nostri connazionali Giovanna Salaris e Riccardo Rapisarda – quest’ultimo originario e residente ad Adrano – sono quotidianamente esposti, ma soprattutto per le ulteriori difficoltà che nelle ultime ore sono sopraggiunte.

«Ieri il Capitano alle ore 8.00 del mattino, attraverso l’interfono, ci ha comunicato che nelle nostre stanze, dove siamo confinati dal 25 marzo in quarantena, non forniranno più i due litri d’acqua quotidiani e la carta igienica così come le lenzuola» raccontano i ragazzi a bordo della “nave dell’orrore”. Da ieri, infatti, il livello di guardia a bordo è stato abbassato da “quarantena” a “post quarantena”, permettendo agli occupanti di questa “città galleggiante” di poter lasciare le proprie cabine.

Una scelta che ha lasciato qualche perplessità in Salaris e Rapisarda, che temono un aumento dei contagi sulla nave e un possibile rischio per la propria salute. Da ieri, come riferito dai due durante un video in diretta Instagram con il giornalista Gabriele Parpiglia – che sta seguendo la vicenda da Milano – per poter acquistare dei beni di prima necessità come ad esempio l’acqua, gli occupanti della nave devono recarsi in delle apposite zone dove sono presenti i distributori, pagando i prodotti di tasca propria. Questo perché, finita l’emergenza, dovranno essere gli stessi occupanti della nave a procurarsi i beni necessari.

«Sulla nave ci sono stati decessi per Covid e ci sono ancora pazienti, ragazzi, colleghi e membri positivi al Covid» continuano i due italiani. «Farci uscire dalle nostre cabine potrebbe essere un massacro di contagi che non è spiegabile. Abbiamo paura. Perché lo Stato ci ha dimenticati? Dov’è il console di Miami Cristiano Musillo? Dov’è lo Stato? Ci hanno promesso che saremmo tornati in Italia ben due volte e ne abbiamo le prove e i documenti, ci hanno anche fatto “quasi” partire e trasferire su un’altra nave e poi ci hanno rispedito indietro, definendoci “Aliens” persone che possono infettare. Non avendo un contratto perché siamo ancora a bordo di questa nave in mezzo al mare? La nostra quarantena sulla nave è terminata, riportateci a terra o in sicurezza. Ma salvateci come ci avete promesso».

A seguire la vicenda dall’Italia, dal punto di vista legale, c’è l’Avvocato Antonella Minieri, la quale ha consigliato a Riccardo e Giovanna, in via preventiva, di non lasciare per nessun motivo la loro cabina per non esporsi a possibile contagio. Anacronistico, infine, quanto avvenuto pochi minuti fa. Come in una sorta di partita del migliore gioco di strategia, in merito all’approvvigionamento dell’acqua, Gabriele Parpiglia scrive sul proprio profilo Instagram: «Dopo 50 minuti dal comunicato (un lancio Ansa, ndr) ecco che nelle cabine di Riccardo Rapisarda e Giovanna Salaris, sono arrivate 5 bottiglie d’acqua. @royalcaribbean che cos’è una partita a scacchi con le vite ? Console @cristiano_musillo le promesse fatte che fine hanno … fatto? E lo Stato italiano ? La @italymfa ? Liberate i MAFIOSI E LASCIATE I RAGAZZI IN MEZZO AL MARE?!». Nella giornata di oggi, Giovanna ha anche scritto una lettera al console Cristiano Musillo che vi proponiamo integralmente.

LA LETTERA DI GIOVANNA SALARIS AL CONSOLE MURSILLO

Gent.mo Console,
Le scrivo poiché ieri sera il comandante ha fatto un annuncio all’equipaggio, e ci ha inviato una mail in cui ci spiegava che è stato deciso di allentare le misure di quarantena in atto, dando la possibilità all’equipaggio di uscire dalle proprie stanze per tre ore. Oltre a questa    notizia il comandante spiegava che a partire da  oggi l’approvvigionamento idrico non sarebbe più stato a carico della Royal Caribbean ma a carico dell’ equipaggio stesso che obbligatoriamente deve lasciare i propri alloggi per andare ad acquistare l’acqua (bene di prima necessità) in  un bar della nave stessa (ribattezzato all’uopo “idratation point”).

Premetto che la RC e/o il comandante di questa nave oramai non godono più della mia fiducia, in quanto hanno taciuto informazioni e dati riguardo i rischi che noi equipaggio abbiamo corso e stiamo tuttora correndo a bordo. In considerazione del fatto che, come Lei saprà meglio di me, la RC non ha mai comunicato ai membri dell’equipaggio la presenza di un paziente positivo al Covid nella nostra nave nel periodo antecedente al 15 Marzo (comunicazione data invece ai passeggeri sbarcati), devo segnalare quanto segue.

Le pubblicazioni scientifiche riguardo i contagi e lo sviluppo del Covid a bordo della nave da crociera Diamond Princess (https://www.eurosurveillance.org/content/10.2807/1560-7917.ES.2020.25.10.2000180 ) mostrano in modo inequivocabile come il numero percentuale dei pazienti positivi contagiosi e asintomatici in una nave sia superiore al 20%. All’ interno di una nave l’aria degli ambienti comuni non può venir purificata in alcun modo, in particolare il sistema di areazione è centralizzato, pertanto aumentando la mobilità delle persone la possibilità di contaminare ambienti di uso comune sarà più facile. Inoltre in questo modo sarà difficile rispettare le distanze di sicurezza in ambienti angusti e ristretti all’interno della nave (per esempio corridoi comuni ).

Voglia poi notare che non tutti  sono stati testati, pertanto molti positivi asintomatici o paucisintomatici potrebbero essere presenti, in giro per la nave. Per tutelare la mia salute io non voglio uscire dalla mia stanza , posso accettare di dovere pagare per l’acqua (anche se mi sembra una cosa vergognosa, cercare di lucrare in questo frangente dopo averci licenziato), ma per lo meno vorrei che venisse accordata a chi come me non vuole uscire dalla propria stanza , la possibilità di avere l’acqua , anche a pagamento, consegnata in cabina insieme ai pasti.

Gentile Console mi devo aspettare in futuro di dover pagare anche per il cibo e la stanza? Le chiedo pertanto di protestare per noi, affinché sia rispettato il nostro diritto di tutelare la nostra salute come meglio riteniamo, senza affidare la nostra vita nelle mani di una persona che dal 15 Marzo al 25 Marzo ordinava di non indossare alcuna mascherina a bordo per non generare panico, ci ha fatto ammassare in aree comuni come la mensa, e ci ha incoraggiato a far uso delle piscine, servirsi dei buffet, e di altre attività sociali che in genere sono “off-limits” per l’equipaggio e sono riservate ai passeggeri. Confidando in un suo tempestivo intervento, rimango in attesa di un suo riscontro. Cordialmente,
Giovanna Salaris

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