L’ex vicesindaco di Santa Maria di Licodia si autosospende dall’Ordine degli Avvocati

L’avvocato Salvatore Mineo, già Vicesindaco di Santa Maria di Licodia, coinvolto nell’inchiesta “I Vicerè” contro la cosca Laudani, lascia il carcere per far ritorno a casa, seppur agli arresti domiciliari. È stata infatti disposta la misura cautelare nel domicilio, invece che in carcere, per Mineo e per il collega Giuseppe Arcidiacono (quest’ultimo acese) dal Tribunale del Riesame, presieduto dalla dott.ssa Maria Grazia Vagliasindi.
Confermati i capi d’imputazione per entrambi. Per Mineo (che si è autosospeso dall’Ordine degli Avvocati) è stato annullato il provvedimento limitatamente al reato di violazione del segreto d’ufficio.

 

Mineo e Arcidiacono sono stati fra i 109 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “I Vicerè”, contro presunti appartenenti e fiancheggiatori della cosca Laudani “Mussi di ficurinia”.
A tirarlo in ballo è il stato pentito del clan, Giuseppe Laudani, nipote del patriarca Sebastiano, che avrebbe svelato ai magistrati i traffici della cosca e dei suoi insospettabili fiancheggiatori. In particolare, il pentito avrebbe detto che l’avvocato Mineo lo avrebbe aggiornato su quel che accadeva a Paternò e avrebbe svolto anche il compito di “postino” per portare all’esterno i messaggi del boss. L’avvocato – secondo il pentito – avrebbe anche favorito i colloqui fra gli uomini della cosca nella sala d’aspetto per gli incontri con i legali.

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