Sale a 105 il numero degli arrestati: in manette un uomo e una donna che erano latitanti

Sono 105 su 109 gli arrestati nell’ambito dell’operazione “I Viceré”, condotta ieri dai carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo etneo. Sono stati infatti catturati due dei sei latitanti sfuggiti ieri al blitz delle forze dell’ordine. Si tratta del 66enne Carmelo Pavone (detto “Melo l’africano”), considerato dagli inquirenti referente del clan “Laudani” nell’acese,  e di Paola Torrisi, 65 anni, una delle tre donne finite in manette, che gestiva i traffici illeciti a Caltagirone. Pavone, dopo le formalità di rito, è stato rinchiuso nella casa circondariale di Catania Bicocca. Torrisi, invece, si trova reclusa a Piazza Lanza.

Intanto nel comprensorio Licodia-Paternò ha destato scalpore il coinvolgimento nell’operazione di un noto professionista, l’avvocato Salvatore Mineo, residente a Santa Maria di Licodia, che nel passato ha ricoperto anche la carica di vicesindaco del comune licodiese dal 21 maggio 2012 al 21 novembre 2013.
A tirarlo in ballo è il pentito del clan, Giuseppe Laudani, nipote del patriarca Sebastiano, che ha svelato i traffici della cosca e gli insospettabili fiancheggiatori. In particolare, il pentito avrebbe raccontato che l’avvocato Mineo lo aggiornava su quel che accadeva a Paternò e avrebbe svolto anche il compito di “postino” che portava all’esterno i messaggi del boss. L’avvocato – secondo il pentito – avrebbe anche favorito i colloqui fra gli uomini della cosca nella sala d’aspetto per gli incontri con i legali. Mineo è pure sospettato di aver passato agli affiliati documenti riservati.

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