Religioso di continua e profonda preghiera mortificò sempre la sua volontà con la virtù dell’obbedienza

A Paternò capita a volte di sentire parlare, in forma quasi leggendaria, di un certo frate Francesco, un sacerdote dell’Ordine dei Cappuccini (precisamente il primo frate Cappuccino a Paternò in ordine cronologico) vissuto nei secoli scorsi e morto in odore di santità, il quale avrebbe operato numerosi miracoli. Per saperne di più abbiamo fatto alcune ricerche basate su validi documenti, prove necessarie per poter passare al vaglio storico questa interessante figura. Ebbene, malgrado le diverse fonti consultate, per lo più pubblicazioni a stampa – Flores Seraphici, Fr. Francisci a Paterno, Sacerdotis. Vita, et Gesta di Charles D’Arenberg, pubblicato a Colonia nel 1640; il Lessico Topografico di Vito Amico del XVIII sec.; le Notizie storiche degli uomini illustri per fama di santità… di Padre Andrea Felice da Paternò, del 1780; il manoscritto Paternò sacro di Gaetano Savasta, del XIX sec. – ne è emersa una figura dai contorni poco definiti. Difatti, sia i dati biografici che le gesta di questo religioso (descritte come prodigiose) sono scarni e imprecisi. Ma leggiamo cosa scrissero di lui i suddetti autori.

Frate Francesco (di cui non si conosce il cognome) nacque a Paternò nel 1518 da una umile famiglia di contadini, e fin da fanciullo si dedicò al duro lavoro dei campi. La sua chiamata alla vita religiosa giunse in gioventù rispondendo alla vocazione animato di buona volontà e spirito di sacrificio. Scelse subito l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e divenuto religioso operò esercitando le virtù cristiane richieste dal suo stato religioso, distinguendosi subito per la stretta osservanza al silenzio e al digiuno. Visse nel convento che si trovava nei pressi delle Salinelle, a nord-ovest dall’abitato di Paternò.
Tale edificio era stato costruito nel 1556, ed abbandonato nel 1596 poiché l’aria intorno era malsana, paludosa e malarica. Si tratta del primo dei tre conventi che hanno accolto l’Ordine dei Cappuccini nella cittadina etnea. Di questo primo cenobio non resta più traccia, esso sorgeva in contrada “Cappuccini vecchi”, zona oggi urbanizzata e brutalmente cementificata. Il secondo Convento verrà costruito nel 1610 a sud della Collina, ed il terzo (l’attuale) adiacente alla chiesetta dell’Annunziata, nel 1904-5. Fatta questa lieve digressione d’ordine storico, ritorniamo alla vita di frate Francesco.

Raccontano ancora le cronache che, divenuto sacerdote, crebbe in santità, lontano da ogni piacere o distrazione mondana e desideroso, perfino, di ricevere ogni forma di offese ed insulti. Religioso di continua e profonda preghiera mortificò sempre la sua volontà con la virtù dell’obbedienza, chiedendo continuamente a Dio: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. Sembra che avesse il dono di scrutare i cuori, tanto che i cronisti riportano alcuni fatti riferiti a tale carisma. Si narra che a un nobile, tal Francesco Samperi, riferì ciò che in segreto aveva detto una volta alla moglie. Ugualmente, un giorno, ad alcuni sacerdoti che parlavano di cose sconvenienti al loro stato religioso rimproverò: “Perchè trattate di ciò che è indegno a voi? I vostri siano discorsi santi”. Non mancano, poi, i prodigi dal chiaro gusto francescano dei Fioretti. Ad esempio, un certo Antonio Michele, anch’esso nobile paternese, avendo fatto la raccolta del mosto e non avendo trovato, per quanto cercasse, un mulattiere, si raccomandò a padre Francesco, il quale pregando subito gliene presentò uno.

Il nobile dopo aver portato il mosto in casa cercò il sacerdote per ringraziarlo, ma non lo trovò più: si era dileguato! Un altro fatto descrive una madre che aveva un bambino infermo, il quale pur di guarire fece voto a Dio di farsi religioso. La madre vedendo che il figlio peggiorava lo raccomandò alle preghiere di padre Francesco, il quale le predisse che l’infermo sarebbe guarito, e che successivamente si sarebbe consacrato alla vita religiosa. Tutto ciò, guarigione e scelta alla vita religiosa, avvennero realmente nel giro di pochi mesi.
Padre Francesco, hanno scritto ancora, fu attaccato dal grave dubbio sull’Immacolata concezione della Vergine Maria. E, mentre pregava, tra lacrime e sospiri chiedeva continuamente a Dio di essere illuminato su tale argomento; ad un tratto sentì dal cielo una voce che diceva: “Gioiamo tutti nel Signore, celebriamo la Beata Vergine Maria, della cui Concezione gioiscono gli Angeli e ne da prova il Figlio di Dio”. Ed ancora: una volta un fanciullo fu gettato a terra da un cavallo imbizzarrito il quale lo calpestò, ferito e sanguinante fu guarito dal frate con il solo segno di croce. Un altro incidente avvenne a un fanciullo di nome Vincenzo, figlio di Ottavio Cardonetto, il quale era stato colpito alla testa.

Altre guarigioni si riferiscono ad una donna assalita da febbre violenta: una certa Agata Marchese, risanata dal frate da una ferita alla testa. A un tal Bartolo Cemerello, invece, fece trovare piena di buon vino una botte prima vuota. Una donna che aveva conservata in una cassa una tela lunga tre braccia, di cui ne aveva data un terzo in elemosina, vide crescere nuovamente la stessa tela; il tessuto, dopo essere stato usato abbondantemente per usi familiari, sembrava non finire mai. Descritti questi eventi, di frate Francesco non abbiamo altre notizie, solo che, dopo avere preannunciato il giorno della sua morte, morì a Paternò nell’anno 1598. Subito il popolo accorse a pregare con devozione sulla sua tomba, ritenendolo già santo. Tanto che numerose reliquie (unghie, capelli e barba si conservarono in reliquiari). Ma di tali reliquie oggi si sono perse le tracce.

In conclusione, i pochi dati giunti a noi, quelli che dagli annali francescani e dagli scrittori dell’epoca vengono ascritti come miracoli, in realtà non presentano elementi validi che convincano sulla natura soprannaturale di tali eventi. Ad una seria analisi, i fatti narrati e qui riportati hanno più dell’ordinario che dello straordinario (quando addirittura non inventati) un ordinario mitizzato dal devozionismo e dalla fede semplice dei secolo andati. Siamo pertanto di fronte ad una figura idealizzata dalla credenza popolare, e declamata da cronisti dediti all’apologia: fenomeni socio-culturali tipici della mentalità religiosa dell’epoca. Ma tutto ciò non toglie nulla alle probabili virtù religiose dello stesso Frate Francesco da Paternò, virtù abbastanza comuni tra i Francescani dei secoli passati.

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