L’orribile rondò di piazza Regina Margherita finisce in un collage di foto che ritrae tre momenti della sua storia

Da qualche giorno, su pagine e gruppi Facebook di Paternò circola una composizione di foto di piazza Regina Margherita, i “Quattro Canti” paternesi, con tre diverse immagini: la prima degli anni ‘60/’70 quando al centro campeggiava una fontana artistica con vasca; la seconda che mostra la fontana ristrutturata con le aiuole a farne da bordura; una terza, attuale, che mostra un fazzoletto di terra che è un vero disastro: non ci sono più né vasca, né fontana, ma solo un’aiuola malridotta con piante rinsecchite e, come perimetro, orribili mattoni di cemento, anche incidentati, contornati da dissuasori di sosta. L’autore si chiede: “Come siamo arrivati al punto 3? Involuzione…”.

Costui forse non sa che si tratta di una installazione artistica in stile ready-made, di duchampiana memoria, simbolo del degrado contemporaneo paternese. L’arte contemporanea ha messo in crisi il concetto di mimesis “l’arte imita la natura”, e d’altronde è sempre attuale il dibattuto sul “brutto” in Picasso, Dunque, l’installazione dei “Quattro canti” altro non è che un monumento al degrado cittadino.

Battute a parte, un vero obbrobrio che induce l’utente Facebook a chiedersi come si sia arrivati ai mattoni di cemento nel pieno del centro storico, il salotto buono della città, in cui oggi il “brutto”, il degrado, il caos la fanno da padrona. Eh già, forse solo una fantasiosa spiegazione artistica può darne una spiegazione plausibile. Ma d’altronde in una città in cui l’assessore alla Cultura Rosanna Natoli scrive su Facebook «(…) parlare di investimenti per la cultura in questo momento, quando ancora non ci siamo ripresi del tutto dall’emergenza COVID è veramente da dementi»  tutto è possibile.

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