Una conferenza in occasione dei festeggiamenti della Vergine. Chisari e Barbagiovanni, di SiciliAntica, ne spiegano le origini della devozione

Il comitato alla Scala e la parrocchia di Sant’Antonio Abate in santa Maria della Scala hanno organizzato la festa della Madonna della Scala, che si è svolta dal 7 al 10 giugno. L’inizio con un’interessante conferenza sulle origini del culto della Madonna della Scala dal titolo: “Monastero di Santa Maria della Scala: dal rito greco a quello latino”. A relazionare sull’argomento Mimmo Chisari storico e presidente di SiciliAntica Paternò e Giuseppe Barbagiovanni, fotografo e responsabile regionale giovani di SiciliAntica. Delle informazioni storiche inedite sono emerse riguardo al culto alla Madonna della Scala, a seguito del ritrovamento di una struttura preesistente all’interno di quel che resta del monastero, in contrada Giaconia.
A suffragare la teoria secondo cui è anteriore all’Ottocento questo culto una conferenza sul tema: “Un monastero poco conosciuto: Santa Maria della Scala di Paternò” tenutasi non molto tempo fa a Palermo dallo studioso Horst Enzensberger e, la testimonianza di un autore circa un’iscrizione gotica all’interno della chiesa, pare da lui stesso decifrata, un certo Onofrio Abbate nel 1840.

«Su due pieni di ricerche quello storico e – ha precisato Chisari – quello sul campo abbiamo scoperto l’esistenza della chiesa all’interno del monastero. C’è questa chiesa con una iscrizione gotica che non esiste più ma che è stata interpretata a Palermo da uno studioso nel 1840, da cui si evince che si tratta di Santa Maria della Scala. Un plauso va al Comitato alla Scala perché riappropriandosi di questa identità dà dignità al quartiere».
Giuseppe Barbagiovanni ha spiegato come sia stato fortuito il ritrovamento: «Eravamo andati sul posto per fotografare, dopo un attento esame, grazie ai soci di SiciliAntica che assieme a me, al professore Chisari e all’architetto Giulio Doria abbiamo cercato di vedere e capire meglio di cosa si potesse trattare: abbiamo rinvenuto all’interno di strutture ottocentesche e del Novecento strutture più vecchie. Di conseguenza abbiamo cercato di realizzare quella che per noi è un’ipotesi di struttura, un’ipotesi di quello che poteva esserci all’interno.  Ovviamente tutto questo lo daremo in mano ai tecnici, alla Sovraintendenza, cercheremo di fare una tavola rotonda con il quartiere Scala Vecchia, con la parrocchia e con il Comune e cercheremo di capire se questa zona potrà essere rivalutata o meno».

Molto dell’entusiasmo e del rinnovamento sociale e spirituale del quartiere lo si deve a padre Nino Pennisi, parroco della nuova chiesa di Sant’Antonio Abate in santa Maria della Scala. «Da questa Pasqua abbiamo a disposizione questo luogo di culto che ha dato vita alla comunità, perché già c’era ed è cresciuta assieme alla crescita delle mura di questo edificio per grazia di Dio – dice padre Pennisi –. Il quartiere si sta mobilitando con l’associazione di quartiere, insieme con loro abbiamo organizzato questi eventi, innanzitutto culturali, iniziando con questa conferenza per riappropriarci delle radici storico-culturali e religiose di questo territorio, che a quanto pare è poco conosciuto».
Una processione eucaristica assieme alla parrocchia di San Biagio e le sante messe per gli eventi specificatamente religiosi, ma anche un mercatino artigianale in piazza Don Pino Puglisi, uno spettacolo dei Cantastorie, uno dell’Opera dei Pupi e ancora balli e sfilate di moda sono stati organizzati nei giorni a seguire per omaggiare la Madonna della Scala.

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