“Ecce Homo!” Nella chiesa di San Domenico una mostra di oggetti e paramenti sacri e le foto di Franco Uccellatore

Si intitola “Ecce Homo!” ed è una mostra incentrata sui riti e sule tradizioni della Pasqua a Paternò. Ospitata all’interno della chiesa di San Domenico al Rosario, in piazza Indipendenza, potrà essere visitata fino al 21 aprile. Questa rassegna si divide in due sezioni: una con opere fotografiche, e una con opere in pietre lavica ceramicate del maestro Barbaro Messina, paramenti e oggetti sacri, che ricostruiscono i momenti salienti della Settimana Santa. L’altra, con l’esposizione degli scatti di Franco Uccellatore nel segmento d’ingresso, un omaggio voluto per ricordare il fotoamatore scomparso pochi mesi fa.

Ad organizzarla è stata la parrocchia di Santa Maria dell’Alto, la chiesa madre sulla collina, in particolare dalla commissione Eventi e Cultura, un gruppo di volontari a cui il parroco don Patanè ha affidato il compito di predisporre eventi, ma anche quello di valorizzare i beni culturali e artisti che la parrocchia conserva. A fare da ciceroni ai visitatori e alle scolaresche il professore Antonio Arena e l’architetto Antonio Caruso. Con il suo obiettivo fotografico ha catturato vari momenti nel periodo pasquale fino alla Resurrezione, ma questa volta, delle foto di Uccellatore, più che i simulacri, le immagini religiose della Madonna o di Gesù si è preferito raccontare la devozione, la partecipazione collettiva dei fedeli paternesi ai riti della Settimana Santa. Così è stata eseguita un’attenta selezione rispetto alle richieste degli organizzatori.

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Ne viene fuori in questi lavori, in questi scatti di momenti di quotidianità dell’evento pasquale, una sorta di antropologia visiva, fornita da quest’archivio così composito e ricco. Le foto di Uccellatore, soprattutto quelle relative al periodo della Passione possono considerarsi documenti etnografici, dove l’evolversi delle tradizioni, delle consuetudini vengono impresse nell’istantanea, nella memoria di un popolo, nella sua storia ecclesiale e folcloristica. Alcuni fenomeni culturali registrati in questi documenti fotografici potrebbero scomparire, affievolirsi e in ogni caso mutare negli anni, tuttavia la testimonianza di un’evoluzione sociale rimane, grazie all’impegno di chi li ha prodotti.

Lui, Franco, è in qualche modo presente, il suo volto sorridente in una foto, fatta dal suo amico Roberto Fichera, felice di fare una delle cose che amava in assoluto: fotografare. Quel sorriso sincero e gratuito esattamente come l’impegno profuso per la sua comunità, è diventato una sorta di tacito testamento ad una forma di prosecuzione della sua opera per i suoi familiari. Sono stati loro in particolare il figlio Christian che ha scelto le foto più idonee alla mostra che doveva essere allestita:

«Le foto selezionate – queste le sue parole – sono state stampate da Alfredo Cartalemi, in una buona carta fotografica, così come preferiva mio padre, devo dire che siamo stati assecondati in ogni richiesta e in poco tempo. Quasi ogni anno mio padre ha sempre fotografato in questo periodo, era affascinato dalla scenografia che offriva la città di Paternò, in particolare la Scalinata settecentesca. Tante volte stava là, aspettava la processione religiosa, il momento opportuno per scattare la foto capace di rendere il carisma di quell’istante. Era bravo a fotografare la quotidianità la faceva diventare opera d’arte».

Alla domanda cosa possa significare questa mostra, questa partecipazione per loro, ha risposto: «Per noi è un momento per ricordare papà che si è impegnato così tanto nel servire la città. Queste occasioni  – continua Christian Uccellatore – servono anche a noi per capire il valore della persona che avevamo accanto tutti i giorni. A volte, quando non ci sono più, te ne rendi ancora più conto. Malgrado la consapevolezza che stesse togliendo tempo alla famiglia, apprezzavamo il suo impegno, lo consigliavamo, lui chiedeva sempre a noi qualche suggerimento di natura artistica, quindi noi li vivevamo un po’ indirettamente. Adesso è stata dura ripetere tutti i gesti che lui faceva, selezionare tutte le foto, contattare lo stampatore, ritagliarle. Tutte le cose che io vedevo fare a lui, mi sono ritrovato a farle io».

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