All’Annunziata si recupera la tradizione secolare della supplica all’antico e venerato simulacro

L’emergenza pandemica che stiamo attraversando, oltre a fare crescere la solidarietà tra le persone vede il rafforzarsi della preghiera tra i credenti di ogni fede. Se sul piano sanitario ci si muove per prevenire il diffondersi del Coronavirus e curare chi si ammala, la dimensione spirituale completa la necessità di sicurezza dell’uomo in un momento di smarrimento planetario sociale ma anche individuale. Ed è per queste ragioni che si assiste anche alla riscoperta di pratiche religiose abbandonate da tempo: preghiere speciali ed invocazioni contro le epidemie rivolte alla Madonna e ai santi deputati, nel corso dei secoli, alla lotta contro ogni forma di epidemia e calamità.

Nelle città più importanti della nostra isola, per esempio, si sono svolti riti di speciale supplica a santi quali Agata, Rosalia, Sebastiano e altri. Ma anche nel nostro territorio non stanno mancando preghiere “speciali” per questo tempo di emergenza. A Paternò – da secoli devota a Santa Barbara, che secondo la tradizione e le cronache dell’epoca nel 1576 liberò la città da una epidemia di peste – oltre ad affidarsi alla santa patrona adesso si prega il Signore anche attraverso il simulacro seicentesco del Cristo alla colonna. Si tratta del recupero di una antica tradizione ferma ormai da secoli, quando in tempi di calamità quali eruzioni dell’Etna e perfino periodi di siccità, i paternesi chiedevano l’intercessione divina portando in processione (all’epoca sulla Collina storica, dove si custodiva nella chiesa di Cristo al Monte dei Bianchi) la bellissima statua del Cristo.

Già dalla metà del mese di marzo, in tempi di Coronavirus, il venerato Cristo alla colonna si trova esposto al centro dell’aula della chiesa dell’Annunziata dell’ex monastero delle Benedettine (sede succursale della Matrice di Santa Maria dell’Alto), alla venerazione dei fedeli che ordinatamente e nel rispetto delle vigenti norme sulla sicurezza vi si accostano per pregare; l’esposizione del simulacro è stata voluta dal prevosto parroco don Salvatore Patanè.

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«Visto il periodo dell’emergenza pandemica che stiamo vivendo – ha affermato don Salvatore – con l’esposizione del Cristo alla colonna alla venerazione dei fedeli, accompagnata da una speciale preghiera-supplica che si può recitare dinanzi alla statua, si è voluta recuperare una secolare tradizione della comunità ecclesiale di Paternò, una pia devozione che era andata perduta».

In effetti, in passato i paternesi nei momenti di grandi pericoli si rivolgevano proprio “o Patruzzu o munti” con speciali suppliche. E per questa circostanza il prevosto parroco ha scritto una supplica: “Ti sei consegnato alla morte perchè in Te riavessimo la vita. Tu che i nostri padri, sul monte, e nell’ora della prova hanno invocato, e Tu benevolo dai pericoli hai liberato, ti preghiamo: salvaci da questa calamità”. Recita così una parte della preghiera, scritta sulla base di fonti bibliche, nello specifico del carme del Servo di Jahvè, in riferimento al patimento di Cristo per la liberazione dell’uomo da ogni male.

Per chi entra nella chiesa dell’Annunziata, la vista del Cristo alla colonna – collocato sotto la grande cupola, illuminato da due semplici candele e con un inginocchiatoio posto ai suoi piedi dove si può pregare la supplica – è indubbiamente di forte impatto emotivo. Ma come ha sottolineato lo stesso prevosto, il Cristo alla colonna non è né un feticcio né un totem, è semplicemente una immagine sacra di Gesù flagellato che riporta i cattolici ad una autentica fede nel Dio Uno e Trino che libera l’uomo dal peccato e da ogni male.

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