Due decenni di proficua attività per i volontari della cultura locale. L’impegno continuo che ha condotto alla scoperta di alcuni siti archeologici di pregio

Vent’anni d’impegno, di volontariato culturale. Un’azione continua e coinvolgente nel ripercorrere e ricostruire la storia di un territorio. Tappa, dopo tappa seguendo le vestigia di dominazioni e di popoli che hanno reso peculiari alcuni luoghi, i soci di SiciliAntica, di Paternò, presieduta da Mimmo Chisari, hanno festeggiato i vent’anni di attività.
Dal 7 al 9 marzo, diversi sono stati i momenti d’incontro e di celebrazione di questo traguardo importante per la vita di un’associazione così attiva non solo nella città. L’ex carcere borbonico, ora museo civico “Gaetano Savasta” in piazza Martiri d’Ungheria, e la Biblioteca comunale “G.B. Nicolosi”, in via Monastero, hanno ospitato gli eventi clou, quelli di giorno 9. Al mattino, al museo, a fare da ciceroni agli allievi dell’ITE “Gioacchino Russo” di Paternò, i ragazzi più grandi della stessa scuola, poiché da tempo, grazie ad un progetto di alternanza scuola-lavoro, hanno collaborato, in varie attività soprattutto di ricerca scientifica ed archeologica, con i soci di SiciliAntica.

«L’attività prosegue felicemente – ha asserito con entusiasmo la dirigente scolastica dell’ITE “Russo”, Concetta Centamore –. Le classi quarte che sono coinvolte nel progetto di alternanza scuola-lavoro, sin dallo scorso anno, hanno partecipato allo scavo archeologico e all’archeologia sperimentale. In più abbiamo sempre le attività con il progetto Beni culturali e Impresa per prime, seconde e terze classi, in partenariato con SiciliAntica e con la Sovrintendenza ai Beni culturali. Perché l’obiettivo che ci stiamo proponendo è quello di valorizzare anche in termini economici il territorio partendo dalla conoscenza e dall’amore per lo stesso. Inoltre è bene precisare – chiarisce – che lo scopo è quello di dare competenze di base splendibili in qualunque contesto lavorativo: non necessariamente dovranno diventare archeologi».

siciliantica_paterno_09_03_2017Nel pomeriggio una conferenza sull’operato di quest’associazione in questi vent’anni, ha visto la partecipazione di vari studiosi. Michela Ursino, funzionaria della sezione Archeologica della Sovrintendenza ai Beni culturali ed ambientali di Catania, ha sottolineato l’importanza del volontariato in questo settore in periodi critici sul fronte finanziario: «Un’associazione a cui noi ci affidiamo moltissimo. Sono la nostra spalla in qualche modo. Non sono – evidenzia Ursino – solo dei ragazzi che noi guardiamo, ma sono dei ragazzi con cui lavoriamo. Sugli scavi archeologi odierni posso dire che: in passato ne abbiamo fatti tanti, i risultati sono noti, il futuro purtroppo non è roseo, per via della carenza cronica di finanziamenti. I ragazzi sono fondamentali in questo momento, perché lavoriamo tutti come volontari. Anche noi cinquantenni abbiamo ripreso in mano pala e piccone, perché non abbiamo più la possibilità di utilizzare operai, supporti insomma. In ogni caso la zona di San Marco, delle Salinelle, è quella a cui siamo più legati in questo momento».

Una critica meno sottile sulla poca attenzione verso i beni culturali da parte della politica, una disattenzione che va oltre le risorse economiche stanziate in questo campo, la fa il responsabile regionale di SiciliAntica, Giuseppe Barbagiovanni, dopo aver ricordato l’inizio dell’attività nel 1997: «Il primo scavo archeologico lo abbiamo fatto a Pietralunga proprio nel ’97, con il professor McConnell e la professoressa Maniscalco, con i soci volontari di SiciliAntica. Sempre con loro, con gli stessi archeologi abbiamo fatto la prima esperienza, molto bella, con i ragazzi del liceo classico di Paternò. Sono stati i primi che con noi hanno scavato a San Marco a Paternò, e hanno trovato bellissime cose, anche una capanna. Adesso stiamo lavorando con i ragazzi dell’ITE.
Talvolta penso che più che ai ragazzi queste lezioni le dovremmo fare ai politici perché molti non conoscono questi luoghi. Paternò ha degli unicum. L’Acquedotto romano di Paternò – continua Barbagiovanni entrando nel merito delle peculiarità archeologiche –  è uno di questi, ce ne sono solo due in Sicilia, il più grande è quello di Paternò. Ancora c’è la capanna più grande scavata in Europa, quella di San Marco. In definitiva ci sono delle singolarità che non possono non essere valorizzate».

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