«La redazione del piano di settore rimane la principale priorità» come ha precisato la presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, Argentati

Si prevede una stagione agrumicola non molto ricca di prodotti ma sicuramente di alta qualità, allora bisogna sin da subito tutelarli e lavorare affinché i prossimi raccolti siano differenti sul piano quantitativo. Per questo motivo e per tutte le esigenze connesse all’agrumicoltura siciliana è stato organizzato un convegno ospitato nella sala conferenza della Biblioteca comunale “G.B. Nicolosi” di Paternò.
Al centro dell’incontro un documento condiviso tra le sigle e gli imprenditori agricoli del Distretto da sottoporre all’attenzione del ministro alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio e del sottosegretario all’Agricoltura, Alessandra Pesce, in cui si ribadisce la necessità di riorganizzare il comparto con un piano di settore, ossia un’autentica programmazione. L’iniziativa è stata promossa dal Distretto Agrumi di Sicilia, e dalle sigle: CIA Sicilia, Confcooperative Sicilia-Federagripesca Sicilia e Confagricoltura Catania, che hanno scelto simbolicamente come sede per discutere di agrumicoltura Paternò, per via della cospicua presenza di agrumeti nel suo territorio.

La presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, Federica Argentati ha sottolineato come  sia fondamentale in questo momento, per lo sviluppo dell’agrumicoltura siciliana, la redazione di un piano di settore, un programma insomma: «Come distretto agrumi di Sicilia noi puntiamo alla valorizzazione delle nostre produzioni, con una operazione di sistema, quindi con le imprese del Distretto e anche con le organizzazioni di categoria che hanno sottoscritto il patto di sviluppo, CIA, Confagricoltura e Confcooperative.  Già a luglio abbiamo avuto l’occasione di ospitare il ministro Di Maio e il sottosegretario Pesce e abbiamo consegnato loro un documento condiviso sulle priorità da affrontare, per far sì che la nostra agrumicoltura venga valorizzata davvero. Oggi ribadiremo alcuni punti – ha continuato la Argentati – il primo dei quali spingere il governo nazionale a portare alla costituzione di un tavolo ministeriale, quindi con la partecipazione di tutte le sigle, di tutto il partenariato a livello nazionale, per la redazione di un piano di settore, una programmazione. Basta con le improvvisazioni, i problemi li conosciamo, le soluzioni le abbiamo già proposte dobbiamo avere solo un programma. Accanto a questo – ha concluso la presidente – stiamo chiedendo un monitoraggio della produzione, lo sblocco di parte del protocollo Italia-Cina, e stiamo chiedendo a gran forza l’inserimento all’interno degli ospedali e delle scuole di erogatori di frutta fresca e trasformata. La redazione del piano di settore rimane la principale priorità».

Giovanni Selvaggi, presidente Confagricoltura Catania, sollecita maggiori controlli per evitare la concorrenza di un prodotto straniero, peraltro privo della qualità del prodotto locale: «La necessità è tenere alta la guardia alle entrate di prodotto estero. Quest’anno una campagna che si presenta quasi priva di prodotto locale ma di alta qualità, rischia di compromettere quelli che sono le lievitazioni normali dei prezzi a rialzo dei nostri agrumeti, e sarebbe una boccata d’ossigeno necessaria per gli imprenditori che da anni chiediamo una misura straordinaria per combattere fitopatie che affliggono il nostro comparto. È fondamentale – ha continuato Selvaggi – che ci sia una maggiore attenzione al comparto con controlli alle barriere fitosanitarie dall’estero e una dotazione finanziaria bastevole e sufficiente per avviare un piano e un processo di ammodernamento dei nostri impianti che è fondamentale per parlare di filiera. Bisogna ripensare ad un nuovo modello organizzativo che ci consenta di ripiantare i nostri agrumeti, di ammodernare i nostri impianti e di stare sul mercato».

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