Gli operatori ecologici ritrovano cumuli di spazzatura davanti al cancello. L’amministrazione comunale si sottrae ai commenti: tempi lontani la frenetica attività di un anno fa

Fa sorgere interrogativi etici, circa il dolo totale o parziale, l’ultima o più recente consuetudine di alcuni cittadini, o presunti tali di Paternò, di abbandonare i rifiuti dinanzi il cancello chiuso dell’isola ecologica. Di certo ci hanno provato. Non si può dire che la loro immondizia sia stata abbandonata dovunque, bensì in un luogo che se fosse stato aperto di notte o durante il week-end (sabato e domenica), dopo previa selezione dei rifiuti, sarebbe stata la destinazione ideale, invece ci sono orari e regole di conferimento da rispettare.
Dunque, al di là del disagio concreto degli operatori che ieri non sono riusciti ad accedere all’isola ecologica il cui ingresso, prevalentemente il lunedì mattina, è ostruito dai rifiuti, si può aprire un dibattito su un senso di civiltà che eufemisticamente potremmo definire atipico.

Ora a dissuadere queste persone dal depositare i rifiuti davanti l’isola chiusa dovrebbero esserci le telecamere di videosorveglianza, ma allora perché non vengono perseguiti questi atti sbagliati? Forse non sono in funzione adeguatamente. Ma dove le macchine falliscono ci sono gli uomini. A questo mancato controllo potrebbe supplire un organismo comunale composto tra gli altri da diverse associazioni e consiglieri comunali, deputato al controllo sullo stato di pulizia della città ossia l’Osservatorio dei rifiuti, ma pare che pur conoscendo la situazione non abbia potuto fare altro che “osservare” appunto, malgrado qualcuno all’interno del gruppo esortasse a fare qualcosa in merito.
Abbiamo provato e riprovato a contattare qualcuno dell’amministrazione che ci spiegasse cosa stia succedendo e se oltre ai dati del differenziato giunto quasi al 39 per cento potesse aggiungere dei chiarimenti, possibilmente anche sull’indifferenziato, sul suo smaltimento, su come viene gestito in una situazione analoga a quella dell’invasione dell’ingresso dell’isola ecologica, e ancora sulla situazione dello spazzamento, peraltro carente in buona parte della città, con cumuli di rifiuti che iniziano a destare preoccupazione.

Però i nostri tentativi sono caduti nel vuoto e le nostre domande rimangono sospese. Avremmo voluto finanche capire meglio come si pone il comune di Paternò, con la sua cifra di tutto rispetto del differenziato al 39 per cento, in ottemperanza alle nuove disposizioni del governatore della Regione Nello Musumeci, secondo il quale i rifiuti vanno gestiti e portati all’estero dai singoli comuni, dunque un affare del tutto relativo al Comune. Ma anche in questo caso dovremo aspettare.
Solo appena un anno fa l’amministrazione, da poco insediata, si dava da fare in ogni modo per mostrare sensibilità verso la problematica rifiuti, adesso anche ad uno sguardo distratto sulla città, pare che qualcosa sia mutato. Sembra lontana un secolo – e non un anno – la frenetica attività del neosindaco Nino Naso e dei suoi assessori del giugno del 2017, quando la compagine era sempre pronta e sorridente, dinanzi a telecamere e telefonini, a far proclami: «Adesso ci pensiamo noi». Poi, pian piano, quel clima è mutato sino a vedere gli amministratori rinchiusi sempre più nelle loro stanze diventate fortini, pronti a schivare commenti e situazioni imbarazzanti, tanto da far tornare alla mente il detto siciliano, “scupa nova fa pruvulazzu” (scopa nuova alza polvere), detto quanto mai azzeccato visto l’argomento. Ecco, la scopa non è più nuova e la città patisce i rifiuti, proprio come accadeva con l’altra scopa.

(In collaborazione con il direttore Pietro Nicosia)

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